Leombruni: non dormo più per la paura

4 Settembre 2023

Parla l’allevatore indagato: «Minacce continue, una gogna». Pronte le denunce mentre continuano le ricerche dei cuccioli

SAN BENEDETTO DEI MARSI. Andrea Leombruni è barricato in casa da tre giorni. Riceve minacce di continuo. Dice di non riuscire più a mangiare e dormire. Prova a dimenticare ma non ci riesce. È provato: tutta la sua famiglia «è sotto una gogna». Le loro vite sono cambiate improvvisamente dalla notte tra giovedì e venerdì, quando l’allevatore di 56 anni ha impugnato il suo fucile Bernardelli e ha sparato e ucciso l’orsa Amarena. Ora la sua abitazione è sorvegliata tutto il giorno da una pattuglia dei carabinieri: troppe le minacce di morte arrivate in questi giorni. «Sono tre giorni che non dormo e non mangio», dice, «non vivo più, ricevo in continuazione telefonate di morte, messaggi; hanno perfino chiamato mia madre 85 enne, siamo sotto una gogna». E ancora: «Ho sbagliato. L’ho capito subito dopo aver esploso il colpo. I carabinieri li ho chiamati io», continua Leombruni, mentre piange rivivendo quelle immagini, «ci devi passare per capire quello che sto provando ora». L’allevatore, indagato dalla Procura di Avezzano per uccisione di animale per crudeltà o senza necessità, dà una nuova versione di quanto avvenuto quella notte: «In uno spazio piccolissimo (nel pollaio alle spalle della casa, ndr), mi ero appostato per vedere chi fosse, mi sono trovato all’improvviso questo orso e ho fatto fuoco per terra, non ho mirato, il fucile aveva un solo colpo». Prima di essere freddata, Amarena aveva mangiato 13 galline. Leombruni, insospettito, aveva preso il fucile per controllare quello che stava accadendo in giardino. E ha sparato un unico colpo calibro 12 che ha ucciso il plantigrado. «Ho il porto d’armi, ma non vado a caccia da 25 anni», si difende. Intanto le minacce sono arrivate anche agli avvocati Berardino Terra e Stefano Guanciale, entrambi difensori dell’allevatore. I due stanno valutando se avviare un’azione legale. In settimana, inoltre, Terra e Guanciale dovrebbero presentare un esposto in Procura sulle minacce di morte ricevute da Leombruni (ci sono degli audio). Ieri mattina, a pochi metri dall’abitazione del 56enne, è apparso un murales dove veniva raffigurato un cacciatore (un teschio al posto del volto) che imbraccia un fucile con scritto “Giustizia”, cancellato dopo qualche ora con una vernice rossa. Una scia di odio e violenza che fa da contorno alle ricerche dei due cuccioli di Amarena, ancora dispersi tra le campagne di San Benedetto dei Marsi, nell’area della Rupe di Venere frazione di Pescina. In mattinata è arrivata la notizia dell’annullamento della manifestazione organizzata dall’animalista Enrico Rizzi. È lo stesso attivista, più di 450mila followers su Facebook, a motivare la decisione: «Fin quando gli animali non verranno messi al sicuro, per la loro sicurezza, nessuna manifestazione». Il passo indietro è arrivato dopo un colloquio telefonico con il sindaco Antonio Cerasani. Il tutto mentre decine di squadre miste, composte da carabinieri forestali, guardiaparco, biologi e veterinari, sono ancora alla ricerca dei due cuccioli di Amarena. Gli orsi sono stati avvistati nella zona del Fucino orientale, dove coltivazioni, campi di mais, capannoni e la vastità del territorio rendono complesse le operazioni. L’impresa si annuncia dunque ardua: il Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise ha contattato alcuni tecnici internazionali, esperti di recupero di cuccioli orfani, per ottenere un supporto nelle ricerche.
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