LFoundry passa ai cinesi per 112 milioni di dollari

Il nuovo proprietario (al 100% delle quote) è Jiangsu Cas-Igbt Technology Si produrranno dispositivi elettronici per rendere sicure auto e macchinari medici
AVEZZANO. I cinesi di Jiangsu Cas-Igbt Technology comprano LFoundry per 112 milioni di dollari da pagare in tre rate dalla chiusura del bilancio fino a dicembre 2019. Il 100 per cento del pacchetto azionario è stato ceduto al colosso cinese leader nel settore dell'high-tech. Dopo mesi di trattative i manager hanno annunciato la vendita promettendo che ci saranno nuove opportunità produttive e il potenziamento del sito marsicano. In settimana inizieranno le assemblee per informare manager e dipendenti ed entro giugno verrà chiuso l'accordo.
LA PRODUZIONE. La cessione dello stabilimento di Avezzano segna inevitabilmente una svolta per LFoundry. La vendita a un nuovo partner cinese che opera nel settore della ricerca, del design e dello sviluppo secondo i vertici aziendali darà l'opportunità all'azienda di percorrere strade alternative. Nel sito, infatti, fino a ora sono stati prodotti per lo più sensori di immagine per apparecchi elettronici come fotocamere, smart-watch e tv. L'obiettivo della nuova proprietà, invece, è quello di realizzare transistor – dispositivi utilizzati in elettronica che sfruttano le proprietà dei materiali – e i diodi – dispositivi che permettono di far passare il flusso di corrente elettrica da una parte e di bloccarlo nell'altro – per diversi settori come quello automobilistico, per i nuovi optional di cui sono dotate le auto, quello della sicurezza dei macchinari utilizzati in campo medico e industriale, e quello tecnologico per le memorie integrate da applicare nelle varie apparecchiature. «Stiamo preparando il terreno per l’inizio di una nuova era e ne siamo soddisfatti», hanno dichiarato Sergio Galbiati e Guenther Ernst, rispettivamente vicepresidente e amministratore delegato di LFoundry, «la capacità tecnologica e produttiva dello stabilimento di Avezzano (focalizzato nel settore automobilistico, ma anche nella sicurezza e nel campo industriale, con applicazioni come sensori di immagine, smart power, memorie integrate e altro) fornirà a Jiangsu Cas-Igbt una piattaforma unica attraverso la quale far crescere le linee di business esistenti e quelle nuove che consentiranno un potenziale futuro di sviluppo per Avezzano potendo servire un insieme più diversificato di applicazioni».
LE QUOTE. Il nuovo partner economico dagli occhi a mandorla ha acquisito il 100 per cento delle quote di LFoundry-Smic. Si tratta di una novità di cui non si era mai parlato negli ultimi mesi. Da quando Smic aveva annunciato di non essere più interessata alla sua fetta, infatti, il management italiano si era messo alla ricerca di un nuovo acquirente disponibile ad acquisire il 70 per cento del pacchetto azionario dai cinesi. Con l'arrivo della nuova proprietà, poi, è stato annunciato che la cessione è stata pari al 100 per cento e di conseguenza anche le quote in mano per il 15 per cento ai tedeschi, per il 7,5 per cento a Galbiati e per il restante 7,5 per cento a Riccardo Martorelli e agli altri manager sono state vendute.
IL LAVORO. Attualmente LFoundry ha 1.500 dipendenti tra manager e addetti alla produzione. Dal 1° dicembre, grazie a un accordo siglato tra azienda e Fim-Cisl, Uilm-Uil, Fismic e Failms sono in vigore i contratti di solidarietà necessari per far fronte al calo della produzione dovuto alla guerra dei dazi tra America e Cina, all'aumento del costo delle materie prime e all'aggiornamento del software. Nello stabilimento, infatti, si utilizzava ancora il programma di Micron che in questi mesi è stato sostituito e da questa settimana inizierà a funzionare.
LA STORIA. Era il 1990, 29 anni fa, quando il colosso americano Texas Instruments investì 1.000 miliardi di lire per realizzare ad Avezzano quello che sarebbe diventato il più grande stabilimento del territorio. Immediatamente vennero assunte 500 persone che nel giro di due anni raddoppiarono e poi triplicarono. Il primo cambio di casacca ci fu nel 1998 quando il gruppo americano Micron rilevò tutti i siti produttivi Texas Instruments nel mondo, compreso quello di Avezzano. Uno stabilimento florido dove oltre alla produzione si faceva ricerca e sviluppo. Nel 2013, poi, ci fu una nuova acquisizione questa volta da parte di Marsica Innovation Technology, un gruppo composto per il 51per cento dalla Jv Marsica srl, formata da manager locali, e per il 49 per cento dai tedeschi di LFoundry. La produzione, quindi, si staccò dal settore di ricerca che continuò a camminare con Micron in un altro stabilimento. Tre anni fa, poi, i cinesi di Smic hanno acquisito il 70 per cento delle quote.
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