Liceo Marconi, protesta in piazza Studenti e prof: «Dateci una sede»

Manifestazione con cento alunni e docenti che bocciano il progetto del trasferimento in altri edifici Ma il presidente della Provincia Zaffiri rassicura: «Entro un anno avrete tutti una scuola sicura»
PESCARA. «Vogliamo restare uniti, tutti insieme in una stessa scuola» urlano dai microfoni gli studenti del Marconi che ieri pomeriggio hanno protestato sotto il palazzo della Provincia (chiusa nel giorno festivo) per rivendicare «certezze» dopo gli annunci sull’abbattimento del loro storico istituto di via Marino da Caramanico. «Vogliamo una sede unica: proponiamo un prefabbricato nell’ex Cofa che possa ospitare il prossimo anno 1700 alunni, 200 tra docenti e Ata e il Pala Becci da utilizzare come palestra», sono le soluzioni proposte (è stata ipotizzata persino la sede del consiglio regionale) dagli insegnanti, sotto un sole cocente che, però, non ha sciolto le resistenze dei manifestanti. Ad essi, un centinaio tra docenti, studenti, personale amministrativo e scolastico, che ieri in piazza Italia hanno sfogato «rabbia e frustrazione» e ufficializzato la nascita del comitato “Marconi Quo Vadis” scritto a caratteri cubitali sull’unico striscione preparato per l’occasione, risponde prima del tramonto il presidente della Provincia, Antonio Zaffiri. «Comprendiamo l’ansia degli studenti», scrive in una lunghissima nota il presidente, ma ad essi e all’intera popolazione scolastica «dico che faremo il possibile per ricostruire, in un solo anno, una scuola sicura, decorosa, funzionale, moderna e solida, pronta per l’anno 2022-2023». E rassicura, Zaffiri, che «stiamo definendo le soluzioni alternative per la sistemazione delle 64 classi e 1.800 studenti del Marconi, in nuovi sedi provvisorie già da settembre». Ed ecco quali e dove: «A brevissimo», prosegue Zaffiri, «ufficializzeremo la dislocazione delle 64 classi nell’anno 2021-2022: 13 classi andranno alla Di Marzio-Michetti, l’istituto di via Arapietra, 112, che con grande spirito di collaborazione due anni fa ha ospitato gli alunni del De Cecco e l’anno scorso quelli dell’Acerbo. E per le restanti 51 classi abbiamo individuato due immobili vicini, sul territorio di Pescara, che ufficializzeremo non appena avremo firmato i contratti» I rappresentati d’istituto Elena Colazilli, Festo Pitocco, Vittoria D’Antonio, Francesco Cifano (security scolastica) rigettano le «soluzioni spezzatino»: «Non vogliamo disgregarci, ma restare uniti. Se la nostra scuola è così pericolante, perché ci permettono di restare per gli esami?». Ed ecco la risposta di Zaffiri: «Ci sarebbe piaciuto lasciare unite le classi in un unico fabbricato, e avevamo chiesto anche il supporto logistico del Comune, ma in città non ci sono immobili allo scopo». Dunque «intervenire sull’esistente significherebbe non raggiungere l’obiettivo di tutelare la salute e la vita degli studenti». E del resto del personale, che ieri ha manifestato in piazza minacciando anche «occupazioni e girotondi», capeggiato dai docenti, responsabili scolastici, Rsu, Giovanni Dursi, Alessandra Bianco, Paola De Angelis, Fabrizia Duranti, Alberto D’Ilario, Margherita Lancia, Manuela Di Domenica, Enza Inverso. Il consigliere Pd, Antonio Blasioli, invoca un incontro «tra Comune, Provincia, Regione e Ufficio scolastico».

