Life assolta, nessuna truffa delle ambulanze

Il gup scagiona l’associazione di volontariato dall’accusa di aver fatto figurare più trasporti di pazienti
PESCARA. Non ci fu alcuna truffa delle ambulanze nei confronti della Asl di Pescara da parte dell'associazione di volontariato Life Pescara Onlus (poi divenuta Odv Life Pescara) e del suo presidente dell'epoca, Manuel Castellano. Lo ha stabilito una sentenza del gup di Pescara, Antonella Di Carlo, che ha giudicato i due imputati (l'associazione come persona giuridica e Castellano) con il rito abbreviato e ha assolto entrambi con la formula piena «perché il fatto non sussiste».
L'inchiesta era nata a seguito di un esposto anonimo che aveva innescato una indagine della guardia di finanza che si era conclusa con una richiesta di processo da parte della procura (nel processo contro Castellano anche il pm aveva chiesto l'assoluzione mentre la Asl, parte civile, aveva insistito sull'affermazione di responsabilità del presidente), che aveva ipotizzato che l'associazione avesse truffato la Asl per un totale di 41mila euro, facendo figurare più viaggi di quelli effettivamente effettuati per il trasporto di pazienti dializzati, e molti in maniera cumulativa. Una indagine effettuata tenendo presente i parametri contenuti in una convenzione che era stata stipulata con la Asl, e confrontando i dati riportati dalla Life nella documentazione presentata per il pagamento del dovuto. «Il tribunale», spiega l'avvocato Maurizio Mililli che ha difeso Castellano insieme al collega Emiliano Paolucci, «in sintesi ha pienamente accolto la tesi difensiva della Life in forza della quale l'ipotesi di truffa contestata fosse frutto di un equivoco di fondo consistito nel ritenere che l'indicazione della targa nel prospetto mensile di liquidazione, individuasse il mezzo materialmente utilizzato per il trasporto dei vari pazienti».
E infatti anche il giudice nella sua sentenza concorda sulla questione: «Il giudice ritiene», si legge in sentenza, «che i dati probatori, fonti orali e documentazione acquista, non siano tali da condurre all'affermazione certa di responsabilità perché non univoci nella loro interpretazione e soprattutto perché l'investigazione difetta del riscontro sul campo: a titolo esemplificativo, la verifica di quanti e quali mezzi disponesse effettivamente la Life all'epoca dei fatti». E ancora: «Escluso», aggiunge il gup, «che nel 2017 l'associazione si sia potuta servire di due soli mezzi per decine di pazienti e, invece, preso atto, che solo nel mese di febbraio 2017 la Life aveva acquistato 4 ambulanze, oltre a una in comodato d'uso. Appare dunque fondata la tesi difensiva per cui le due diverse targhe riportate nei prospetti di liquidazione stavano solo a indicare quale tipo di servizio era stato reso, se a soggetto deambulante con auto o diversamente con ambulanza, e non se a soggetto singolo oppure a più soggetti con un unico viaggio e un solo mezzo».
Quindi tutti i viaggi sarebbero stati eseguiti correttamente, nel rispetto della convenzione, anche perché sarebbe stato impossibile effettuare con l'ambulanza il trasporto di più pazienti. «La Life», aggiunge Mililli, «rappresenta oggi una delle più solide realtà del volontariato pescarese con più di 100 iscritti e riesce a supportare i servizi di trasporto commissionati dalla Asl, applicando il tariffario del cosiddetto decreto Baraldi, con conseguente risparmio per l'ente pubblico di circa il 40 per cento. Ha adottato un efficace modello organizzativo votato alla prevenzione del rischio e oggi, nel contesto pandemico in atto, rappresenta un baluardo locale per l'assistenza e il trasporto in sicurezza dei pazienti dializzati, le cui cure non possono certo essere rallentate».
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