Linari: «Servono fondi e tempi più celeri»
PESCARA. La richiesta all’Ater è unanime: sgomberare gli alloggi occupati abusivamente nel “ferro di cavallo” di via Tavo dove 21 dei 120 appartamenti sono usati da persone che non hanno titolo. E...
PESCARA. La richiesta all’Ater è unanime: sgomberare gli alloggi occupati abusivamente nel “ferro di cavallo” di via Tavo dove 21 dei 120 appartamenti sono usati da persone che non hanno titolo. E non è la prima volta che viene lanciata. L’aggressione di lunedì, di cui la Rai ha dato notizia due giorni fa, alla vigilia della trasmissione “Popolo sovrano” di ieri, è servita a far ripartire il tam tam. E l’Ater torna a sottolineare le difficoltà che incontra a liberare gli appartamenti occupati abusivamente. A parlare è il commissario Antonello Linari il quale ricorda che da quando si è insediato sono stati già «vuotati degli alloggi Ater dove vivevano gli abusivi ma abbiamo sottratto le somme necessarie da altre voci. Noi non abbiamo i fondi, neppure quelli per custodire le masserizie che gli abusivi lasciano all’interno».
A monte ci sono anche altri problemi e sono tutti legati alle procedure e ai tempi della burocrazia. Nel momento in cui l’Ater si accorge dell’occupazione abusiva passano anni per liberarla perché serve un’infinità di tempo per eseguire uno sfratto o per ottenere un decreto di sequestro della Procura, nonostante le querele partano subito. E anche per i 21 alloggi di via Tavo dove vivono gli irregolari le procedure sono partite ma non si sa quando si concluderanno. E sempre al “ferro di cavallo” ci sono due appartamenti con l’assegnazione decaduta (ma i provvedimenti non sono mai stati eseguiti, da anni) e quattro sono murati perché non c’è la possibilità di sistemarli.
«Non possiamo aspettare fino a 6 anni per ottenere un decreto dell’autorità giudiziaria», conclude Linari, «e dobbiamo essere messi in condizioni di liberare le case e poi riassegnarle subito, dopo averle sistemate: per questo servono fondi. La volontà da parte nostra c’è tutta, ma senza risorse è impossibile». (f.bu.)

