Linfedema, in Abruzzo a rischio 1.200 pazienti

6 Settembre 2019

Domani e dopodomani convegno a Francavilla sulla patologia post-tumorale Le donne sono i soggetti più a rischio. Tra i fattori d’incidenza l’eccesso di peso

PESCARA. Sono più di 1200 gli abruzzesi a rischio linfedema ogni anno, una patologia post tumorale che può rilevarsi gravemente invalidante.
Per questo, l’associazione Resilia in collaborazione con Italf e Aifi, ha organizzato nelle giornate di domani e dopodomani un convegno all’hotel Villa Maria di Francavilla al Mare, nel quale interverranno autorità internazionali, tra ricercatori, chirurghi, radioterapisti, oncologi ed esperti del settore fisioterapico-riabilitativo, tra cui il professor Hakan Brorson, del Lymfodemcentrum Lunds dell’Università di Malmo.
Sarà proprio lui a tenere una lectio magistralis su fisiopatologia del linfedema e lipolinfosuzione, alla presenza dell’assessore regionale alla sanità, Nicoletta Verì.
L’evento è stato presentato nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato il professor Ettore Cianchetti, responsabile dell’Eusoma Center di Ortona, Maria Antonietta Salmé, presidente dell’associazione Resilia e Stefano Maceroni, presidente regionale dell’associazione italiana fisioterapisti.
«Il linfedema è una patologia che può essere di origine genetica o di tipo secondario, ossia derivante da patologie tumorali trattate chirurgicamente con asportazione di linfonodi» spiega la Salmé. «Noi ci soffermiamo sul secondo caso, che in Italia colpisce circa 150mila persone, su 350mila complessivamente alle prese con questi problemi».
I soggetti più a rischio, per oltre il 60%, sono donne e tra i principali fattori d’incidenza figurano l’obesità e più in generale l’eccesso di peso. I sintomi sono gonfiore alle braccia o alle gambe, forti dolori agli arti, ma anche infezioni che si manifestano con rush cutaneo, febbre altissima e lesioni della cute.
«E’ importante che i pazienti a questo punto si rivolgano ai medici», sottolinea ancora la presidente di Resilia. «Il linfedema che si aggrava rapidamente e cronico può generare conseguenze molto serie».
Quindi il professor Cianchetti prosegue: «Il linfedema dell’arto, che consiste in una difficoltà di drenaggio della linfa nella chirurgia della mammella, in Abruzzo colpisce ogni anno 1.200 persone, in larga parte donne, ed è sempre stato l’evento più temuto, perché una volta che si instaura è difficile da curare ed è estremamente invalidante».
Poi continua: «Il braccio tende a gonfiarsi, fino a diventare veramente ingombrante, tanto è vero che in alcuni casi si parla di elefantiasi».
E allora, secondo Cianchetti, la prevenzione diventa fondamentale: «Inizia in sala operatoria, utilizzando tecniche mirate, per risparmiare il più possibile il sistema linfatico, ma anche nella primissima fase post-operatoria, quando il paziente deve essere affidato al fisioterapista, dando inizio ad un percorso che proseguirà da solo e che consisterà in una terapia integrata da portare avanti per tutta la vita», conclude il professore.
Nel 2015 il governo ha inserito il linfedema nel glossario dei livelli essenziali di assistenza (Lea), prevedendo delle tutele per i pazienti che ne sono affetti. «In particolare, alcuni cicli di linfodrenaggi e la fornitura di tutori elastici, importanti per contrastare la patologia», evidenzia la Salmé. «Questi dettami normativi sono stati recepiti soltanto da alcune regioni, tra le quali non figura l’Abruzzo. Chi è colpito da linfedema ha bisogno di cure continue e regolari, per tutta la vita. Cure che, come è stato calcolato, costano dai 14mila ai 16 mila euro l’anno e pochissimi possono permettersi».(e.r.)