Liste d’attesa: piano Grillo senza risorse

Grimaldi (Anaao Assomed): «Se si vuole risolvere il problema servono assunzioni e investimenti in nuove tecnologie»
PESCARA . Una dotazione finanziaria di 150 milioni su scala nazionale, dei quali solo il 2% circa per l’Abruzzo, vale a dire 3 milioni di euro. Parte con le pallottole spuntate il piano per la riduzione delle liste d’attesa del ministro della salute Giulia Grillo. «Chi pensa di poter affrontare così una questione complicata come le liste d’attesa, dimostra un approccio dilettantesco, tipico di chi non conosce a fondo a problemi». Una bocciatura tout court quella di Alessandro Grimaldi, segretario regionale di Anaao Assomed, la sigla sindacale che rappresenta i medici ospedalieri.
Dottore, in base alla sua esperienza, quali sono le criticità principali ?
«In questa finanziaria sono previsti fondi solo per i Cup. È come dire che per migliorare il trasporto ferroviario, anziché aumentare i treni apriamo più biglietterie. Si tenta di risolvere il problema partendo dalla direzione sbagliata. Un piano che non affronta i problemi che sono alla radice del fenomeno».
Vale a dire?
«Il problema grave della sanità è la politica miope di tagli che è stata portata avanti negli anni. Il risultato è che nelle corsie c’è poco personale, con il turn over al 20%. Significa che dieci persone escono e due ne entrano. Ecco perché non si riesce a snellire le liste di attesa. Se non c’è personale medico e infermieristico nelle corsie e negli ambulatori, se non si investe in tecnologie, le liste anziché ridursi sono destinate ad allungarsi. Oggi siamo costretti a chiudere o ridurre i reparti perché non c’è personale. Basta guardare cosa è successo a Castel di Sangro, dove la carenza di chirurghi costringe a ridimensionare il reparto. Nel giro di pochi anni mancheranno chirurghi, pediatri, anestesisti. C’è il rischio che la sanità imploda».
Come si risolve?
«Investendo sui giovani e sul personale che è già numericamente carente. Una carenza destinata ad aumentare perché nei prossimi anni si assisterà a un pensionamento di massa, aggravato anche da quota 100, di medici nati dal 1952 al 1962. Non avremo personale a sufficienza e le liste si aggraveranno ulteriormente».
Una delle critiche che Anaao Assomed rivolge al piano è quella legata alla ridefinizione dei contorni dell’intramoenia. Cosa ne pensa?
«Le attività in intramoenia, in realtà, aiutano nel superamento delle liste d’attesa e danno la possibilità ai pazienti di scegliere il medico da cui vogliono ricevere una prestazione sanitaria. Bisogna considerare che in Italia meno della metà dei medici svolge attività in regime di intramoenia. I pazienti non sanno che per ogni prestazione al medico va meno del 50%, percentuale che scende al 30-35% se fa uso di apparecchiature della Asl. Il resto va tutto allo Stato e alle Asl. Una forma di guadagno che ha portato negli ultimi 4-5 anni 1,5 miliardi nelle casse asfittiche della regioni».
Anaao Assomed ha una proposta sull’intramoenia.
«Si, abbiamo proposto di utilizzare i ricavi per nuove assunzioni. Solo in questo modo si possono abbattere le liste attesa, investendo in nuove tecnologie e sul personale. Solo aumentando le prestazioni, e anche regolamentando le richieste attraverso protocolli diagnostico terapeutici, si può evitare la fuga di pazienti verso altre regioni. È paradossale, ma sono proprio le regioni più povere a finanziare quelle ricche attraverso la mobilità passiva. Regioni che negli ultimi anni hanno investito molto in tecnologie, e hanno dotazioni organiche ben superiori al Centrosud».

