Pescara

Liste d’attesa, l’inchiesta: la Asl parte civile, in tre ora chiedono il rito abbreviato

5 Giugno 2026

Pescara. Discussione rinviata al 29 ottobre per l’attuale dg Michitelli, l’ex Ciamponi e e il funzionario Ciuca. Nel mirino le pre-liste. Per l’accusa erano una sorta di parcheggio: negata una data certa agli utenti. (Nella foto, il pm Gennaro Varone)

PESCARA. Scelgono tutti la strada del rito abbreviato i tre imputati chiamati in causa nel caso delle liste d’attesa al Santo Spirito di Pescara. Si tratta dell’attuale direttore generale della Asl, Vero Michitelli (difeso da Ernesto Torino Rodriguez e Tommaso Marchese), il suo predecessore, Vincenzo Ciamponi (assistito da Massimo Galasso e Maura Morretti) e il funzionario Asl, Bruno Ciuca (difeso da Sara D’Incecco) che si interessa dei dati da comunicare alla Regione Abruzzo in forza del Piano Nazionale per la gestione delle liste d'attesa (Pngla): tutti devono rispondere di falso, mentre i due direttori generali anche di omissioni di atti d’ufficio.

L’UDIENZA

Nell’udienza di ieri davanti al gup Mariacarla Sacco sono stati ufficialmente incardinati i riti alternativi richiesti e il giudice ha rinviato per la discussione al 29 ottobre prossimo. Molti i documenti depositati dalla difesa di Michitelli, e sono in arrivo anche altre memorie difensive che tenteranno di smontare il teorema accusatorio ritenuto insussistente.

LE PRE LISTE

Una inchiesta che ruota attorno a un tema molto sentito dalla cittadinanza e che tocca da vicino quanti, anche con patologie importanti, non riescono ad avere una data certa per una visita specialistica o diagnostica. Un problema non solo pescarese e proprio per questo è nato il Piano nazionale per la gestione delle liste. Ma in questo caso il problema principale, legato alle pre-liste tanto contestate dalla difesa, potrebbe derivare anche dalla diversa valutazione che a riguardo fa la Asl rispetto alla Regione Abruzzo che considera le stesse illegittime.

L’ACCUSA

Nello stilare il capo di imputazione, il procuratore Giuseppe Bellelli e il sostituto Gennaro Varone, spiegano nel dettaglio il meccanismo che ritengono penalmente rilevante: «...così creando», si legge nella parte che riguarda Michitelli e Ciamponi, «una zona di “parcheggio” di utenti, ai quali le garanzie di data certa e la stessa prestazione sanitaria erano, di fatto, negate». Un meccanismo che, a dire dell’accusa, non fa altro che finire per penalizzare gli utenti che non hanno più nessuno riferimento certo riguardo alla loro richiesta di visita o diagnostica.

LA ASL PARTE CIVILE

Intanto, la Asl si è costituita parte civile nel processo (rappresentata dall’avvocato Giovanni Mangia in base a una delibera firmata dall’attuale direttore sanitario Rossano Di Luzio), e chiede la «condanna degli imputati e l’integrale risarcimento dei danni morali e materiali subiti»: la Asl chiede quindi i danni (non quantificati nell’atto) all’attuale direttore generale Michitelli che è ancora in carica e che gestisce l'imponente struttura sanitaria. Nella costituzione, fra le altre cose, si dice chiaramente che «nel periodo ricompreso tra il 2023 e il 2024, i signori Michitelli e Ciamponi e Ciuca in qualità di dirigente, ponevano in essere una gestione irregolare, opaca e penalizzante dell’intero sistema di prenotazione e accesso alle prestazioni sanitarie, con condotte che, come ben descritto nell’imputazione, configurano gravi violazioni dei loro doveri istituzionali».

IMMAGINE COMPROMESSA

Ma le considerazioni della parte civile parlano di «una serie di conseguenze gravemente pregiudizievoli per l’Azienda Sanitaria Locale». In primo luogo, «l’immagine pubblica dell’Ente ne è risultata profondamente compromessa a causa della perdita di fiducia dell’utenza e dell’opinione pubblica nei confronti della regolarità e dell’efficienza dei servizi sanitari erogati. Sul punto si sottolinea come il danno economico possa essere considerato tutt’altro che trascurabile sia per le risorse impiegate nel tentativo di ripristinare la funzionalità del sistema, sia per la perdita di utenza e il discredito complessivo subito dalla struttura sanitaria e, a tutto ciò, si aggiunga il danno derivante dalla lesione dell’ente pubblico Asl, chiamato per sua natura a garantire equità, trasparenza e universalità nell’accesso alle cure: principi che, a causa delle condotte contestate, sono stati clamorosamente disattesi».

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