Lo psichiatra: “malattia” incurabile

22 Marzo 2016

Di Giannantonio: «Il pedofilo non ammette la patologia e si ripete sempre»

PESCARA. «Certe sintomatologie come queste della pedofilia rappresentano un aspetto della perversione che ha un modo di funzionare particolarmente patologico e particolarmente grave tanto che alcune correnti di pensiero le considerano incurabili».

Parte da qui l’analisi del professor Massimo Di Giannantonio (nella foto), ordinario di Psichiatria alla facoltà D'Annunzio di Chieti e presidente dei Professori ordinari di psichiatria italiani, in merito all’88enne arrestato per l’ennesima volta sempre per lo stesso reato: abusi sui minori.

Professor Giannantonio, quindi dalla pedofilia non si guarisce?

«La incurabilità della patologia rappresenta anche la profondità del disturbo e la incapacità di ammetterlo come comportamento patologico. Il pedofilo pensa di se stesso che sia un comportamento autorizzabile, è come se fosse qualche cosa di manipolato ma naturale. Il pedofilo quando è così grave non riconosce le radici della devianza, ma attribuisce a quel comportamento una sorta di elemento di naturalità. Gravità, incurabilità e negazione del disturbo: se mettiamo insieme queste tre cose capiamo come può essere ripetuto fino alla soglia dei 90 anni».

Ma come fa un padre già abusato da quella stessa persona quand’era ragazzino a dargli il proprio bambino?

«Questo padre ha avuto quello che in psicopatologia identifichiamo come imprinting deviante. Negli anni della formazione della mente, negli anni dell’adolescenza questo tipo di trauma di abuso, di manipolazione, rappresentano come conseguenza una cosa terribile nella mente di un adolescente indifeso, che è quella dei prodromi della sindrome di Stoccolma. Ovvero: è tale il disagio, è tale la paura, il senso di dipendenza, il sentirsi totalmente alla mercè di qualcuno di enorme potere, di enorme pericolosità che per potermi salvare mi devo assolutamente alleare. È la sindrome di Stoccolma: non mi posso opporre quindi devo diventare dipendente, succube e vittima.

Però, stando alle accuse, il papà si fa pagare.

Il soggetto abusato, il padre in questo caso, ha seppellito nella profondità della sua mente che quello gli può fare tanto male. Se il pedofilo lo avvicina di nuovo quando questo è diventato padre attraverso la seduzione del denaro, ti pago se mi porti tuo figlio, in lui non scatta soltanto la dimensione economica, ma la dimensione emotiva di cui abbiamo appena detto. E quindi la dipendenza psicologica dell’abusato si trasforma nella debolezza, nella incapacità di proteggere il proprio figlio. La scusa reale sono i soldi, ma la ragione principale è la dipendenza, la vulnerabilità, l'impossibilità di sottrarsi al fascino di quello che è vissuto come una persona molto potente e molto manipolatrice.

Nessun senso di colpa da parte del padre?

Il padre, e parlo a titolo generale, ha il senso di colpa quando vive la sua realtà adulta e cioè paterna, “oddio che cosa ho permesso che venisse fatto a mio figlio”, ma nella sua parte infantile, primitiva, dipendente, nella sua parte malata il padre dirà “io non ero in condizioni di oppormi. Tanto non mi sono potuto opporre per me, tanto che la stessa cosa venisse fatta a mio figlio”.

(s.d.l.)

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