Lo sfogo del prete ricattato «Sto vivendo nella paura»

20 Dicembre 2020

Nelle carte dell’inchiesta i timori del sacerdote che ha sborsato 700mila euro: «La donna con cui ho avuto approcci sessuali dice che il marito ha una pistola»

PESCARA. «Sto vivendo giornalmente nella paura». Le carte dell’inchiesta della procura di Pescara sul ricatto a luci rosse da 700mila euro raccontano i timori del prete di 71 anni vittima dell’estorsione architettata da una coppia di Montesilvano: E.S., 52 anni, e la moglie C.D’A., 47, sono tuttora sottoposti alla misura cautelare del divieto di avvicinamento. La vicenda è venuta a galla perché il sacerdote, stanco delle continue richieste di denaro successive agli approcci sessuali avuti con la donna, ha raccontato tutto ai carabinieri. Richieste che si sono trasformate in un vero e proprio incubo dopo che l’indagato ha mostrato al religioso registrazioni audio e video compromettenti in cui quest’ultimo si esprimeva «in modo scurrile» e parlava di sesso con C.D’A.
LA DENUNCIA Così, a metà luglio di quest’anno, il prete decide di sfogarsi davanti agli investigatori. «Due giorni fa», mette a verbale, «sono stato cercato sul cellulare da C.D’A., la quale mi diceva di aver bisogno della solita medicina del costo di 90 euro. Approfittando dell’occasione, ho registrato il colloquio telefonico con la donna, in cui la stessa mi confermava che, il giorno in cui siamo stati sorpresi insieme, il marito era in possesso di una pistola che nascondeva solitamente in casa dentro un mobile. Per tali motivi sto vivendo giornalmente con la paura che E.S. possa farmi del male fisico, dal momento che non ha alcuna intenzione di restituirmi i soldi». Già, perché il sacerdote, dopo aver tirato fuori circa 500mila euro, nel 2018 ha cercato di farsi firmare un foglio dall’indagato che provasse l’enorme esborso di denaro.
IL DOCUMENTO «Dopo mia insistenza», conferma il parroco, «E.S. compilava, di proprio pugno, un foglio in cui dichiarava di essere mio debitore della somma percepita da me sino a quel momento Successivamente, quando io ero convinto di aver fatto del mio meglio per assecondare le richieste, ho chiesto a E.S. quando avrebbe iniziato a restituirmi il debito. A questo punto, asserendo che aveva delle registrazioni, effettuate nella sua abitazione, che mi compromettevano, ha chiesto ulteriori somme di denaro. Non avendo possibilità di uscita, l’ho assecondato dandogli altri soldi quantificati ad oggi in 200mila euro. In totale, dunque, ho elargito circa 700mila euro».
LA PERQUISIZIONE Lo scorso ottobre, quando i carabinieri hanno perquisito l’abitazione della coppia a Montesilvano, contestualmente alla notifica del provvedimento firmato dal giudice Giovanni de Rensis su richiesta del sostituto procuratore Fabiana Rapino, sono spuntati un fucile e due pistole da softair e una pistola a tamburo a salve, tutti «privi di tappo rosso». Durante il blitz, inoltre, i militari dell’Arma hanno portato via un cellulare, una videocassetta, una chiavetta Usb e documentazione bancaria.
IL RAID Sono in corso indagini da parte dei carabinieri anche su un inquietante episodio denunciato dal parroco qualche giorno fa: ignoti, nottetempo, hanno danneggiato la sua abitazione, senza però portare via nulla, quando lui non era in casa.
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