Lo sfogo di Sammarone «Il modello Abruzzo nella realtà non esiste»

Il direttore dell’area protetta: «C’è una larga accettazione della convivenza ma ci sono anche persone con idee folli»
PESCASSEROLI. «Il modello Abruzzo non esiste. Nel parco si fa da 100 anni tutela e conservazione dell’orso, ma poi ci sono persone con idee folli contro le quali non si può fare nulla». È affranto Luciano Sammarone, direttore del parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, e allo stesso tempo arrabbiato perché tanto si sta facendo e tanto ancora c’è da fare per assicurare un futuro all’orso bruno marsicano. Dopo una primavera e un’estate tra le piazze e le strade dei paesi a parlare con amministratori e cittadini di come convivere con i plantigradi, giovedì notte è arrivata come una doccia gelata la notizia che l’orsa Amarena, «una super mamma che aveva avuto diversi cuccioli» come la definisce Sammarone, è stata uccisa. Non aveva il radio collare ma veniva monitorata passo passo insieme ai suoi cuccioli di circa otto mesi. Nelle scorse settimane aveva fatto visita a Gioia dei Marsi, a Lecce nei Marsi, a San Sebastiano di Ortona dei Marsi e giovedì si era fermata a San Benedetto dei Marsi dove è stata uccisa. «Non aveva mai attaccato da quanto mi risulta», ricorda il direttore citando il video virale di pochi giorni a San Sebastiano.
«Nei nostri territori c’è una larga accettazione dell’orso e della sua presenza costante», racconta Sammarone, «poi ci sono persone con idee folli. A San Benedetto va detto, non c’è solo gente che uccide gli orsi. Nella nostra zona c’è una larga condivisione dell’approccio alla convivenza con l’orso, però non è universale come sentimento tanto che c’è qualcuno che è uscito di casa con un fucile e ha fatto quello che ha fatto». Sammarone da mesi respinge il concetto di “modello Abruzzo” che ha spopolato dopo i fatti del Trentino dove un plantigrado ha ucciso un runner. «In Abruzzo ci sono circa 60 orsi, bisognerà aspettare il censimento del prossimo anno per avere un dato aggiornato», continuato il direttore del parco, «ma non c’è un modello Abruzzo, non c’era prima e non ci sarà ora. Non è che esistono i buoni e i cattivi, i modelli, tra l’altro, durano il tempo in cui vengono fatti e poi basta. Il parco fa tutela e conservazione dell’orso da cento anni eppure ci sono ancora baraccopoli, pollai abusivi e situazioni mal gestite alle quali insieme ai sindaci e alle istituzioni preposte stiamo cercando di mettere delle pezze. Ma non è facile».
Sammarone ricorda inoltre che Amarena, sprovvista di radio collare, «non ha mai attaccato nessuno. Ma anche io non giudico. Sono garantista per cultura e non mi esprimo fino a quando le indagini riveleranno che cosa è accaduto. I suoi cuccioli li stiamo cercando in uno stato di massima allerta: sarà difficile catturarli e riportarli in una zona tranquilla. In questo momento sono in pericolo, perché anche solo dei cani randagi potrebbero aggredirli». Di certo quella di Amarena è una grande perdita: «È morta una femmina in età riproduttiva, serviranno almeno altri sette anni per avere una nuova Amarena e bisogna sperare che questo ricambio avvenga».
Intanto le associazioni ambientaliste di tutta Italia intervengono sull’uccisione dell’orsa condannando il gesto. Per Luciano Di Tizio, presidente Wwf Italia, è stato «un crimine di natura gravissimo e ingiustificabile. Siamo di fronte a un’operazione che sta entrando sempre più spesso nell’arena della propaganda politica», evidenzia Di Tizio, «è necessario individuare anche le responsabilità di chi, quotidianamente, in settori del mondo politico, venatorio e agricolo, alimenta irresponsabilmente e strumentalmente sentimenti di paura e giustifica o istiga all’uso del fucile». Per l’associazione “Salviamo l’orso” che opera da anni nel territorio del parco «chiunque subisca un danno da orso viene legittimamente rimborsato da parchi e Regione e se non tutti riescono ad accedere per ostacoli burocratici al rimborso è “Salviamo l’orso” che se ne incarica, così come interveniamo gratuitamente in aiuto di chi vuol dotarsi di un recinto elettrificato».
Secondo Walter Caporale, presidente di “Animalisti italiani” «l’orsa Amarena era un’icona di pacifica convivenza uomo-animale. Un simbolo virtuoso dell’Abruzzo. La sua morte è una perdita inestimabile per la biodiversità e una ferita profonda per la comunità». Dure le critiche da Legambiente: «Chi ha deliberatamente ucciso Amarena», affermano Antonio Nicoletti e Giuseppe Di Marco «non ha nessuna giustificazione e non può accampare nessuna scusa, perché ha scelto di sparare a un animale protetto e a rischio di estinzione per proteggere galline che generalmente finiscono in pentola. Si tratta di un atto volontario, grave e ingiustificabile che richiama tutti alla massima responsabilità per migliorare la coesistenza tra fauna selvatica e comunità locali».
L’Organizzazione internazionale protezione animali (Oipa), annunciato che si costituirà parte civile nel processo per l’uccisione dell’orsa e auspica una condanna esemplare. La Lndc Animal Protection, tramite la presidente Piera Rosati, ha sporto denuncia e darà battaglia affinché «sia fatta giustizia» pur ricordando che «le pene per i reati a danno degli animali sono ancora insufficienti». L’Ente nazionale protezione animali (Enpa) ha depositato una denuncia predisposta dalla responsabile Claudia Ricci, chiedendo alla Procura di contestare allo sparatore non solo il reato di uccisione di animali, ma anche la distruzione del patrimonio indisponibile dello Stato e il tentato maltrattamento di animali riferito ai cuccioli. Il presidente dell’associazione “Il guardiano della natura” Venanzio D’Alessandro esprime la propria indignazione, mentre il presidente della Società italiana per la storia della fauna Corradino Guacci ha scritto al ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, chiedendo di intervenire.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

