Loreto piange il pasticciere assassinato

Il sindaco Starinieri: «Il nostro cordoglio ai suoi cari». Il parroco: «Gli italiani faticano all’idea di abbandonare il loro lavoro»
LORETO APRUTINO. La morte violenta di Clemente Elias Nobilio Serrano, 57 anni da compiere a novembre, assassinato dai rapinatori lunedì scorso all’interno della sua pasticceria a Maracaibo, in Venezuela, ha turbato i loretesi e riacceso i riflettori sulla difficile condizione che si vive nel Paese sudamericano e che coinvolge tantissimi abruzzesi. Originario di Loreto Aprutino, che suo padre Ermanno lasciò appena ventenne, Clemente Nobilio Serrano spesso e volentieri amava tornare in Abruzzo per trascorrere un po’ di tempo con i sui parenti di Montesilvano, sua zia Rita Nobilio, e tornare a visitare anche Loreto.
Lavorava con la figlia nella pasticceria “Donas Donas Bakery”, fondata dal padre, un’attività ben avviata, e per questo era diventato bersaglio di tanti che vivono nell’illegalità e uccidono anche per pochi spiccioli. «Il nostro pensiero di cordoglio va ai suoi cari, ma pensiamo anche ai tanti italiani che vivono momenti difficilissimi in Venezuela. È dura per tanti nostri concittadini costretti ad andare avanti nella paura», ha commentato il sindaco di Loreto Aprutino, Gabriele Starinieri. Della situazione in Venezuela, dove, secondo l’Aire (Anagrafe degli italiani all’estero) vivono circa 15mila abruzzesi, parla anche un parroco venezuelano che chiede l’anonimato, da poco arrivato nella zona vestina.
«La giustizia, la sicurezza dei cittadini, la serenità di vita delle persone, sono principi a dir poco trascurati dal Governo venezuelano. Il tutto a favore della malavita, del narcotraffico e del mercato nero. Anche io una volta ho rischiato la vita, ma per fortuna ho reagito all’aggressione e il mio rapinatore non portava con se armi da fuoco», racconta il parroco venezuelano.
«Ho letto con attenzione quanto accaduto al pasticcere originario di Loreto. È terribile quanto sta accadendo in Venezuela negli ultimi anni: chi sta col Governo può avere benefìci, chi non lo fa vive nella difficoltà. Negli ultimi due anni i venezuelani stanno cercando di scappare: chi in Colombia, ma anche in Portogallo e Italia. Anche per strada, ai semafori, si verificano rapine e sequestri e si rischia la vita per pochi euro. Ma il Governo nega tutto. Anche la polizia, non avendo uno stipendio adeguato, effettua estorsioni e chiede magari soldi alle persone benestanti in cambio di protezione. Gli italiani che hanno fatto fortuna lavorando, come nel caso del pasticcere di origini loretesi, si sentono legati alla terra venezuelana e faticano all’idea di doverla abbandonare perché pericolosa. È davvero molto triste. C’è un sistema di corruzione che non garantisce più il bene dei cittadini. Dopo le cinque di pomeriggio è meglio stare in casa. È facile essere seguiti dopo il lavoro e ritrovarsi una pistola puntata alla tempia», conclude con amarezza il parroco venezuelano. Clemente, colpito mortalmente al petto, era stato già aggredito in passato, quando gli avevano sparato alle gambe.

