Lotta da 11 anni per riavere il posto I giudici: «Il Comune la risarcisca»

7 Febbraio 2020

Assunta dopo concorso, si vide annullare il contratto due giorni dopo la firma e le dimissioni dalla Soget La Cassazione ha disposto un nuovo giudizio d’appello: «Ha perso occasioni di lavoro e subìto un danno»

PESCARA. Viene assunta in Comune a Pescara nel 2009 sulla base di una graduatoria di un concorso sostenuto nel 2005 per istruttore amministrativo, ma due giorni dopo la firma del contratto, e soprattutto dopo aver presentato le dimissioni dalla Soget dove lavorava, il Comune dichiara nullo quel contratto per questioni tecnico-amministrative.
Così, la malcapitata, C.M., si ritrova senza il nuovo lavoro e senza quello che aveva. Ne nasce una battaglia legale lunga ben 11 anni, un calvario per la lavoratrice, che non è ancora finita.
IL NUOVO GIUDIZIO La Cassazione sezione lavoro, il 31 gennaio scorso ha infatti reso noto il suo verdetto: accoglie le lamentele della ricorrente (assistita dall'avvocato Cesidio D'Aloisio) e rimette gli atti alla Corte d'appello dell'Aquila per un nuovo giudizio, sulla scorta, però, delle precise prescrizioni enunciate nella sentenza con la quale i giudici aquilani vengono peraltro bacchettati sotto diversi aspetti per la loro decisione.
I RICORSI PERSI Va detto subito che l'aspirante dipendente comunale fece un ricorso d'urgenza ex articolo 700 e lo perse; un ricorso contro quel rigetto, andato male anche quello; un ricorso al giudice del lavoro che le diede torto, e l'appello che confermò la decisione del primo giudice. Adesso, a distanza di 11 anni, la Cassazione stravolge un po' tutto e rimette in discussione, anche la richiesta di risarcimento danni che era stata negata alla ricorrente.
LE TRE QUESTIONI I punti centrali sono essenzialmente tre. L'assunzione venne decisa utilizzando la stessa graduatoria del 2005 che aveva dato l'idoneità alla ricorrente: quindi, sullo scorrimento della graduatoria. E questo dello scorrimento è uno dei punti prescritti dalla Cassazione.
L’ORGANICO «Lo scorrimento della graduatoria», dicono i giudici romani nella sentenza che di fatto riapre i giochi e ridà una speranza alla ricorrente, «che costituisce modalità prioritaria di reclutamento del personale nelle pubbliche amministrazioni, è precluso in caso di nuova istituzione o di trasformazione di posti non previsti dalla dotazione organica adottata al momento della indizione della procedura concorsuale, ma il divieto, in caso di deliberato aumento del fabbisogno di personale, resta limitato alle posizioni aggiuntive e non si estende a quelle già previste nella precedente dotazione organica, divenute vacanti».
E anche qui sarà complesso poter risalire a tutte le piante organiche realizzate dal Comune e soprattutto verificare quali erano i cessati e quali le nuove assunzioni intervenute nel tempo.
IL CONTRATTO DI IMPIEGO E proprio sulla validità del contratto, la Cassazione afferma che «la Corte territoriale ha ritenuto nullo il contratto di impiego per contrasto con norma imperativa valorizzando circostanze fattuali che, per come rappresentate nella sentenza gravata, non sono sufficienti a far sussumere la fattispecie nel tipo vietato, perché dalle stesse non si può desumere che al momento della conclusione del contratto la posizione lavorativa assegnata per scorrimento della graduatoria alla ricorrente fosse "di nuova istituzione" e non fosse invece una di quelle vacanti a seguito delle cessazioni del servizio, delle quali lo stesso giudice d'appello ha dato atto».
IL RISARCIMENTO Secondo punto è la validità di quella graduatoria che secondo la Cassazione poteva vivere fino al 2010, e dunque valida per assumere la ricorrente. Terzo punto riguarda il risarcimento del danno negato.
«L'azione risarcitoria è esperibile», dice la Cassazione lavoro, «e il lavoratore, sul quale grava l'onere della prova quanto al pregiudizio subito, può ottenere il risarcimento del danno rappresentato dal mancato guadagno derivato dalla perdita di altra occupazione o di altre occasioni di lavoro, oltre alle spese sostenute». La battaglia legale continua e il Comune, assistito dall'avvocato Gabriele Silvetti, non è intenzionato a cedere.
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