Luce e gas, è stangata anche sui Comuni Ecco quanto pagano

L’Aquila è in testa: spende il doppio degli altri capoluoghi Il Codacons: bollette degli enti cresciute di 5 volte dal 2020
PESCARA. L’impennata del costo di luce e gas colpisce anche i municipi. Per il Codacons, in due anni il costo per tenere accese le luci dei lampioni e scaldare o raffreddare gli uffici pubblici è cresciuto di almeno cinque volte. E nei prossimi mesi potrebbe raddoppiare ancora. Si tratta di un’altra spada di Damocle per le famiglie, che rischiano di vedersi aumentare anche le tasse e le tariffe comunali, oltre che ridursi i servizi offerti dagli enti pubblici.
QUANTO SPENDEVANO
Nelle maglie dei bilanci e dei contratti dei Comuni, non è facile calcolare quanto spendano per le bollette di luce e gas. Secondo uno studio di Gazzetta Amministrativa, in Abruzzo è la città dell’Aquila quella che paga di più per l’energia elettrica, vista anche l’enorme estensione del suo territorio e quindi dell’illuminazione pubblica: 3,1 milioni di euro nel 2020. Non è disponibile il dato sui riscaldamenti, ma secondo il Comune la spesa anche in questo caso è estremamente importante. Cifre nettamente inferiori, ma comunque enormi, quelle del municipio di Teramo: 1,7 milioni di euro per la luce nel 2020, 236mila euro per il gas. Cifre complessivamente simili a Chieti: 1,3 milioni per l’energia elettrica, 481mila euro per i riscaldamenti. Pescara è il capoluogo in cui si spende meno in bollette: 816mila euro per la luce, 430mila per il gas. A Montesilvano, sempre secondo Gazzetta Amministrativa che ha fatto i calcoli solo per i Comuni capoluogo o con almeno 50mila abitanti, si spende di più: 1,2 milioni per l’energia elettrica, 505mila per i riscaldamenti.
Cifre maggiori di quelle dell’ente della Regione Abruzzo, che nel 21020 ha speso un milione per la luce, 464mila euro per il gas.
QUANTO SPENDERANNO
«Rispetto al 2020, nel 2022 i costi per i Comuni sono mediamente quintuplicati. Ed è previsto che per dicembre il prezzo di luce e gas più che raddoppierà ancora una volta», spiega Vittorio Ruggieri del Codacons Abruzzo, spiegando poi nel dettaglio: «Molto dipende da che contratti hanno. Sicuramente sono più penalizzati i municipi che hanno contratti variabili, rispetto quelli a costi fissi. Ancora peggio chi ha contratti “a cottimo” o “forfettari”, soprattutto piccoli Comuni dell’interno: in questo caso, non essendoci lettura dei contatori, i loro consumi sono decisi da un coefficiente che viene poi moltiplicato per il costo dell’energia. In altre parole: spegnendo i lampioni, non risparmierebbero». Quindi l’allarme: «Molti Comuni non sanno nemmeno se e quanti contratti a cottimo hanno, magari in zone remote del loro territorio. Devono compiere un censimento. Molti enti son già in difficoltà economiche, se non in pre-dissesto. La situazione, già drammatica, ora rischia di diventare davvero esplosiva. Gravi saranno, infatti, le ricadute sui cittadini, che oltre a dover fronteggiare direttamente i rincari, dovranno anche subire l’aumento delle tasse e la riduzione dei servizi comunali. Più a rischio, le politiche sociali, il trasporto e le mense scolastiche. Noi vigileremo, attivando un osservatorio».
LE CONTROMISURE
Alcuni Comuni stanno già preparando le contromisure. Quello dell’Aquila, per esempio, parla apertamente di possibili razionamenti dall’anno prossimo, dopo aver dovuto stanziare per il 2022 cinque milioni di euro in più rispetto al 2021 per le bollette. Per il 2023, se la situazione non migliorerà, il municipio valuterà di ridurre di un grado la temperatura negli uffici pubblici e di anticipare lo spegnimento dell’illuminazione pubblica, ma anche di accendere i lampioni in modo alternato.
Ma colpiti sono tutti gli enti e quindi anche le Province. Quella di Chieti ha dovuto decretare già da subito l’aumento delle tariffe per l’utilizzo delle palestre scolastiche da parte delle società sportive: sparisce la tariffa media di 5,10 euro all’ora, ora si pagherà a seconda delle caratteristiche della palestra (per le più piccole si pagherà 8 euro l’ora, per quelle medie 10 euro e per le più grandi 12 euro l’ora).
Le associazioni Anci dei Comuni e Upi delle Province, hanno chiesto al Governo nazionale di intervenire con urgenza: «È necessario uno stanziamento straordinario di almeno ulteriori 350 milioni di euro per compensare l’impennata delle nostre spese energetiche, altrimenti i sindaci saranno costretti a tagli dolorosi dei servizi pubblici a tutto danno dei cittadini, in vista di un autunno che già si prospetta molto difficile e preoccupante».

