Lukasz, l’autista eroe

22 Dicembre 2016

Tentò di bloccare il killer, è stato ucciso con un colpo in testa

BERLINO. C’è un eroe anche nel massacro di Berlino, che probabilmente ha salvato molte vite al prezzo della sua. È Lukasz Urban, 37 anni, di professione autista e di nazionalità polacca. Ha lottato fino all’ultimo secondo della sua vita con l’attentatore che gli aveva rubato il tir, scagliandolo contro la folla del mercatino di Natale al centro di Berlino.

Scaraventato sul sedile del passeggero Lukasz, un gigante buono di 120 chili, non si è dato per vinto. Si è aggrappato più volte al volante, ha provato a impedire che il tir imboccasse quel maledetto corridoio tra le casette di legno, pieno di gente ancora ignara. Non ce l’ha fatta, ma probabilmente è riuscito almeno a fermarlo prima del previsto, costringendolo a schiantarsi contro gli stand e a interrompere la sua corsa. Nei 70 metri percorsi il tir ha fatto 12 morti e 50 feriti: se l’attentatore fosse riuscito a proseguire, il bilancio sarebbe stato assai più drammatico.

Lukasz, secondo la ricostruzione, non ha mollato il volante neppure quando l’attentatore ha cominciato a colpirlo con un pugnale. Per fermarlo l’attentatore l’ha freddato con un colpo in testa. Ma Lukasz era comunque riuscito a far fermare il tir. E, forse, a far cadere dalle tasche dell’attentatore il portafoglio che conteneva il documento che può aver messo gli inquirenti sulla traccia giusta.

Nel suo Paese, Gryfino, a due passi da Stettino, i familiari non pensano all’eroismo, ma piangono l’omone «affidabile», come dice suo cugino Ariel Zurawski, titolare della piccola ditta di spedizioni cui il camion apparteneva. Intervistata dalla tv tedesca Zdf, la moglie dice di non avere avuto il coraggio di vedere le foto del corpo del marito martoriato. L’eroismo di Lukasz ricorda quello di Frank nella strage fotocopia dello scorso luglio a Nizza.

Frank era con la moglie su uno scooter in direzione del lungomare di Nizza, per andare a gustarsi un gelato sotto i fuochi d’artificio della festa nazionale. Ma quando ha visto il tir arrivare a tutta velocità e falciare le persone che passeggiavano accanto al mare, ha fatto scendere sua moglie e ha rincorso l’automezzo lanciato come un proiettile. Lo ha raggiunto e, aggrappato al finestrino aperto, ha cominciato a colpire l’attentatore, finché questi non era riuscito a ributtarlo giù con un pugno in testa.

Lukasz sul tir c’era già. Era salito a bordo per l’ultimo viaggio quattro giorni prima. Le telecamere di confine lo riprendono alle 18 che passa il Brennero, poi lunedì mattina arriva a Berlino. Vorrebbe scaricare la merce e ripartire subito per casa, il Natale si avvicina. Ma deve attendere.

Alle 14 posta l’ultima foto mentre addenta un kebab. Alle 16 si perdono le sue tracce. Alle 20 lotta con l’attentatore probabilmente interrompendogli l’azione. Ma viene ucciso.