Ma c’è chi ha ottenuto il rimborso

19 Ottobre 2021

Tra i 4 ricorsi presentati all’Arbitro bancario e finanziario uno è stato accolto

PESCARA. Non sempre finisce male, per i consumatori. In provincia di Pescara c’è qualcuno che è riuscito ad ottenere un risarcimento, di recente. L’esito positivo di uno dei casi affrontati viene reso noto da Alberto Corraro, dell’Adiconsum, che quest’anno si è attivato in più occasioni per tutelare gli interessi di chi ha visto svanire i propri risparmi per via delle truffe. Una delle banche contattate, infatti, ha rimborsato la vittima.
Quando gli utenti si rivolgono all’associazione, come prima cosa, spiega proprio Corraro (dello Sportello regionale antiusura), l’Adiconsum crea un contatto con la banca, o con le Poste, per trovare soluzioni condivise. Ma i reclami avanzati attraverso l’Adiconsum per ottenere il rimborso delle somme sparite cadono spesso nel vuoto. Anche se i clienti di banche e Poste disconoscono la titolarità delle operazioni eseguite dai truffatori, queste ultime appaiono comunque regolari, e quindi non rimborsabili.
Poi, con il reclamo scritto compilato dalla vittima o con la denuncia alla Polizia postale (che l’Adiconsum invita sempre a presentare) l’associazione presenta ricorso all’Arbitro Bancario e Finanziario (Abf), collegio di Roma. Sono stati quattro i ricorsi già presentati, dice sempre Corraro, «facendo tesoro di una decisione di febbraio, secondo la quale l’Arbitro riconosce il diritto del cittadino che è stato colpito da truffe (soprattutto phishing o smishing), al rimborso delle somme che sono state sottratte da ignoti dalla carta di credito o dal conto corrente. L’Abf ha stabilito il principio per cui la colpa non è più del risparmiatore che non ha prestato sufficiente attenzione, ma dell’istituto di credito che non ha adottato i nuovi e più rigidi sistemi di sicurezza e protezione stabiliti dall’European Banking Authority (EBA) nel rispetto del Regolamento Ue n. 1093/2010. Gli istituti di credito dovranno dunque dimostrare di aver rispettato gli attuali livelli di sicurezza fissati dall’Eba e basati su requisiti di “autenticazione forte”, altrimenti potranno essere chiamate a rimborsare le somme prelevate con l’inganno. Uno dei quattro ricorsi presentati è stato accolto, ma a onor del vero devo dire che la banca aveva già provveduto al rimborso, mentre per gli altri aspettiamo le decisioni», conclude Corraro. (f.bu.)