Ma i benzinai si difendono «Noi non ci guadagniamo»

Facchinetti (autotrasportatori): siamo avvelenati, speculazione inaccettabile D’Andrea (Codici): è un fatto grave, colpite soprattutto le famiglie più povere
PESCARA. Come in una proporzione che si rispetti, l’incognita – in questo caso i meccanismi automatici di riduzione di Iva e accise che decide il governo - resta incerta, e non c’è alcuna minima garanzia di riuscita dell’operazione-manovra fiscale sotto la canicola ferragostana. In compenso, però, l’esodo e il controesodo di questi giorni sulle strade italiane equivale a ragionare in termini di pelo e contropelo sulle tasche degli automobilisti. Perché il prezzo della benzina aumenta inesorabilmente e non si viene a capo di rincari che hanno assunto la dimensione dell’imponderabile. E ogni giorno è così. Anche in Abruzzo. È quindi scarso, per i consumatori, l'impatto della misura dell’esecutivo Meloni che, con il decreto trasparenza, ha imposto ai gestori di esporre il prezzo medio dei carburanti: non avrebbe generato alcuna utilità concreta.
I BENZINAIE se conducenti e associazioni di categoria attaccano, i benzinai si difendono. In Abruzzo ci sono poco più di 700 impianti. «Per noi non cambia nulla», dice Giuseppe Parisse, segretario della Faib-Confesercenti, «40 anni fa è come oggi perché guadagniamo la stessa cifra: da 3 a 5 centesimi al litro nel servito. Un benzinaio guadagna da 37 a 41 euro ogni mille litri, qualunque sia il prezzo del carburante. I rincari non sono attribuibili a noi ma a un prezzo internazionale che, purtroppo, sta salendo, e se lo scorso anno aumentava solo il gasolio adesso tocca anche alla benzina. I prezzi», sottolinea Parisse, «sono cresciuti del 15-20% in un mese e mezzo, succede che a un prezzo del petrolio costante, quello del carburante aumenti: ho 56 anni, e sicuramente è una cosa anomala. Sarebbe opportuno un intervento che, come lo scorso anno, freni questa salita, anche perché questa vicenda si ripercuote sul carburante per l’agricoltura e non soltanto per l’autotrazione e per i marittimi. Aspettiamo gli eventi ma il governo tace in questo momento e penso che se ne riparlerà dopo le feste».
GLI AUTOTRASPORTATORIPer William Facchinetti, segretario della Fita-Cna, «la nostra categoria sta abbastanza avvelenata perché il caro carburante è ingiustificato: la guerra ormai è in corso da un anno e mezzo, non siamo in inverno e il Covid è per fortuna alle spalle: quindi, non si capisce come mai i prezzi all’improvviso lievitino così. Dà fastidio che siano speculazioni inaccettabili fatte prima di tutto in danno dei consumatori e poi degli autotrasportatori. Se le zucchine oggi costano 3,79 euro al chilo», spiega Facchinetti, «significa che c’è un aumento dei prezzi ma agli autotrasportatori non vengono riconosciuti gli aumenti del costo dei trasporti. C’è malumore nella categoria, certo. Chiediamo che ci sia un controllo sulla filiera per vedere dove ci sono le vere speculazioni in tutto questo meccanismo. Spesso si annidano nei grandi gruppi commerciali che hanno una posizione dominante di mercato. Poi, l’iniziativa dei prezzi mezzi regionali del carburante è del tutto inutile perché contribuisce ad aumentare i costi e introduce adempimenti ulteriori che il distributore, a sua volta, scarica alla pompa aumentando ancora di più il prezzo. Ci vuole un vero calmiere dei prezzi da parte dello Stato per non essere schiavi delle grandi compagnie. Lo Stato faccia sentire la sua voce».
I CONSUMATORIRincara la dose Giovanni D’Andrea, segretario regionale dell’associazione dei consumatori Codici, sodalizio che quotidianamente riceve segnalazioni di rincari. «Questo aumento è grave», attacca D’Andrea, «perché colpisce indistintamente tutte le famiglie. Consideriamo che in Italia lo stipendio medio è a livelli più bassi d’Europa: siamo a una mazzata. C’è molto lavoro nero, c’è tanta speculazione, ci sono rincari delle materie prime, delle autostrade, degli interessi sui mutui. Le famiglie sono a fortissimo rischio di povertà. Il turismo mordi è fuggi è diventata una regola perché non si può stare fuori casa più di due-tre giorni. L’inflazione ha superato l’8%: questo è il dato reale. Il governo deve eliminare una parte delle accise sui carburanti, privilegiare le famiglie povere e fare una politica di redistribuzione del reddito eliminando alcuni privilegi che ancora ci sono».
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