Ma il fenomeno si sta spostando nelle case

L’allarme della Comunità Papa Giovanni XXIII: diventa più difficile raggiungere le donne per aiutarle
PESCARA. Sono ormai cinque anni che la Comunità Papa Giovanni XXIII è attiva tra Pescara, Montesilvano e Francavilla al Mare, in un’azione costante volta all’emersione del fenomeno della prostituzione e alla liberazione delle vittime di tratta ai fini dello sfruttamento sessuale. Settimanalmente, un’unità di strada, composta da quattro o cinque volontari, perlustra le zone critiche nei territori dei tre comuni, avvicinando le ragazze, costruendo un rapporto di fiducia e confidenza, con l’obiettivo di prospettare loro la possibilità di abbandonare la condizione di schiavitù nella quale si trovano. Nel periodo compreso tra gennaio e giugno 2019, l’unità ha effettuato 22 uscite, rilevando una presenza media di circa 20 ragazze a sera, di età compresa tra i 22 e i 35 anni e di nazionalità prevalentemente romena (tra Pescara e Francavilla al Mare) e nigeriana (a Montesilvano).
In aumento, negli ultimi mesi, anche la presenza di transessuali (circa 6-7 a sera), per lo più di origine colombiana. «Negli ultimi sei mesi», spiega Martina Taricco, psicologa e componente della Comunità Papa Giovanni XXIII, «il numero dei nuovi contatti è drasticamente diminuito. Di questi, la maggior parte sono giovani vittime che sono state già in strada in altre regioni d’Italia e poi spostate dalle organizzazioni per la diminuzione della richiesta».
Secondo i dati in possesso dell’associazione, è sempre più alto il numero di donne che abbandona temporaneamente la prostituzione per lavori saltuari, salvo ritornare sulla strada, una volta esaurita l'esperienza. «Stiamo assistendo a una generale riduzione delle presenze delle donne in strada», specifica Taricco, «e questo è riconducibile all’aumento dei controlli antiprostituzione, specie nei territori di Francavilla e Montesilvano. Il quesito su cui crediamo sia importante continuare a interrogarsi, è il capire se questa diminuzione corrisponde a un aumento del fenomeno della prostituzione indoor, ovvero in appartamento. Ciò», conclude «rappresenterebbe una maggiore difficoltà nel raggiungerle e quindi nel portare avanti l’obiettivo di offrire loro la possibilità di una nuova vita». (m.pa.)
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