Ma il mercato per ora non riparte

L’indagine di Unioncamere: a settembre un quarto di nuovi assunti in meno
PESCARA. L'effetto coronavirus si fa sentire. Sono 6.120 le assunzioni previste, in Abruzzo, a settembre secondo il bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, che elabora le previsioni occupazionali: il 25,6% in meno, rispetto allo stesso periodo del 2019. Di queste assunzioni, il 32% sono figure professionali «di difficile reperimento». Pur in presenza di un'evidente contrazione rispetto allo scorso anno, l'Abruzzo si colloca meglio rispetto alla media nazionale, che fa registrare un decremento dei nuovi ingressi nel mondo del lavoro pari al 28,7%.
Sono oltre 310mila le assunzioni previste dalle imprese in Italia, nel mese di settembre. Un riavvio delle attività «in vista di un autunno particolarmente cauto», secondo il report di Unioncamere, «le prospettive economiche sono caratterizzate dall’incertezza soprattutto per quanto riguarda gli andamenti dei mercati internazionali, tanto che anche per il trimestre settembre-novembre si prevede un flusso di assunzioni in flessione rispetto allo stesso periodo del 2019».
In aumento anche la quota delle imprese (dal 49,1% di giugno al 64,9% di agosto) che prevedono il recupero dei livelli produttivi pre-covid non prima di giugno 2021. Segnali di ripresa arrivano dalle industrie alimentari e dalle costruzioni, settori che si avvicinano molto ai livelli dell’anno precedente. È inoltre in netta crescita la difficoltà di reperimento per alcune delle principali professioni di sbocco dei due comparti: è il caso degli artigiani e operai specializzati delle lavorazioni alimentari, degli artigiani e operai specializzati delle costruzioni e nel mantenimento di strutture edili, e degli artigiani e operai specializzati addetti alle rifiniture delle costruzioni.
La scarsa domanda sui mercati internazionali penalizza, invece, le prospettive occupazionali del sistema moda, così come quelle della filiera dei turismo sono negativamente condizionate dalla caduta dei flussi turistici dall’estero.
«Le micro e piccole imprese, da 1 a 49 dipendenti, soprattutto nei comparti manifatturieri e delle costruzioni», spiega Unioncamere, «sembrano reagire meglio in questa fase di lenta ripresa contenendo le perdite occupazionali programmate per il mese di settembre, con un calo del 25,5% rispetto al 2019. Per le aziende medio-grandi, oltre i 50 dipendenti, il calo previsto è più ampio e si attesta a meno 33,3 per cento». (c.b.)

