Ma nelle farmacie solo poche dosi

Gizzi dell’Assofarm: «Seri problemi per chi non ha diritto alla dose gratuita»
«Con le dosi dei vaccini nelle farmacie siamo rimasti fermi alla dotazione stabilita dalla conferenza Stato-Regioni su proposta del ministero della Salute. Ovvero, l'1,5% dei vaccini acquistati che, in Italia, sono stati 17 milioni e 800 mila. Significa che ogni farmacia ha attualmente a disposizione tra le 13 e le 14 dosi». Il presidente nazionale Assofarm, l’abruzzese Venanzio Gizzi, lancia un nuovo allarme sul numero esiguo di vaccini disponibili in farmacia.
«Alcune regioni come l'Emilia Romagna, hanno portato questa soglia al 3%"», dice Gizzi, «ma dall'Abruzzo non abbiamo ricevuti notizie. Vuol dire che le dosi di riferimento sono rimaste quelle indicate dal ministero». A fronte di una richiesta nazionale di 1 milione e 200 mila dosi, alle farmacie ne sono arrivate 270mila.
«Sì, i vaccini acquistabili in farmacia erano e restano pochi», continua il presidente nazionale di Assofarm, «poche soprattutto rispetto ad una richiesta che, a causa dell'emergenza coronavirus, quest’anno è molto più significati».
È alle farmacie che deve rivolgersi chi non ha diritto alla dose gratuita, e quindi deve pagare da un minimo di 8 euro a un massimo di 12. «L'istituto superiore di sanità», spiega Gizzi, «ha indicato come tetto di vaccinazione il 75% della popolazione, ma l' Abruzzo, con gli acquisti effettuati, è ancora al di sotto di questa soglia. Ci auguriamo che la Regione abbia un osservatorio attento per programmare una maggiore distribuzione dei vaccini nelle farmacie riprogramnandola, di volta in volta, sul territorio secondo le esigenze». Da Assofarm era arrivata anche la proposta di effettuare le vaccinazioni direttamente in farmacia, a supporto del lavoro svolto da Asl, medici di base e pediatri. «Abbiamo dato massima disponibilità, in questa fase di emergenza», conclude Gizzi, «per somministrare i vaccini in farmacia. La gestione delle richieste nei soli ambulatori medici e nei distretti sanitari comporta il rischio di lunghe code soprattutto nel mese di novembre. Ma la nostra richiesta non ha ancora avuto risposte». (m.p.)

