Ma per il 2020 incombe il rischio chiusura

24 Settembre 2019

I trenta dipendenti degli anni ’90 sono scesi a dieci e a fine anno dimezzeranno per i pensionamenti

PESCARA. «Negli anni ’90 l’Archivio di Stato di Pescara contava su 30 dipendenti. Oggi ne siamo dieci e il prossimo anno ne diventeranno la metà, senza nemmeno un archivista. È una situazione preoccupante che mette seriamente a rischio la continuità del servizio». È questo l’allarme lanciato da Pasqualino Carota, funzionario archivista da 40 anni. Nel 2020 Carota e altri tre dipendenti dell'istituto pescarese andranno in pensione. In servizio resteranno, pertanto, solo quattro funzionari amministrativi e un commesso. Lo scorso aprile il direttore dell’Archivio, Maria Amicarelli, ha inviato un interpello, al momento senza risposta, per richiedere il potenziamento dell’organico al ministero per i Beni e le attività culturali. Quest’ultimo dovrebbe avviare una procedura di mobilità interna per smistare, all’Archivio, risorse umane provenienti da altri dipartimenti. «In questo caso», specifica l’archivista «è ovviamente necessaria l’autorizzazione dell’ufficio da cui andrebbe trasferito il personale. Una seconda soluzione sarebbe la procedura concorsuale che dovrebbe essere indetta dal governo. Se la situazione dovesse rimanere questa, in nemmeno due anni l’Archivio di Stato di Pescara andrebbe letteralmente a scomparire, come d’altronde è già successo per il laboratorio di restauro».
L’Archivio pescarese, infatti, era uno dei pochi in Italia a essere dotato, fino al 2010, di un laboratorio interno per il restauro dei documenti. Proprio al pensionamento del restauratore, il laboratorio è stato di fatto soppresso «congelando peraltro», dice ancora Carota «qualsiasi intervento di recupero documentale». (m.pa.)