Ma sulle trivelle ci scappa la gaffe

15 Marzo 2018

Ricorso perso per un indirizzo sbagliato, ora l’Abruzzo ci riprova

PESCARA . Il Consiglio di Stato ha messo la parola fine alle speranze degli abruzzesi, che si opponevano alle ricerche petrolifere in mare. Col “Ne bis in idem” non si scherza, tanto che il Tar prima, e il Consiglio di Stato poi, non hanno “perdonato” alla Regione Abruzzo la circostanza per la quale il primo ricorso contro la Spectrum Geo Ltd, nel 2015, fu inviato all’indirizzo sbagliato. Un errore che comportò una pronuncia di inammissibilità del ricorso abruzzese, che costituì un “giudicato” di fronte al quale ogni altro tentativo si è rivelato inutile, proprio per il principio del “Ne bis in idem”, vale a dire “non due volte per la medesima cosa”.
Se i ricorsi abruzzesi non sono mai stati esaminati nel merito, quelli della Puglia, che pure da un punto di vista delle notifiche erano corretti, non hanno avuto sorte migliore.
Ma ora, il presidente Luciano D’Alfonso riparte alla carica. «Adesso assumeremo tutti gli elementi. Ho chiamato a raccolta il sottosegretario Mario Mazzocca, il più raffinato conoscitore e battagliero in Abruzzo, e anche gli ambientalisti che hanno il senso delle cose. Con loro cercherò di rintracciare il bandolo della matassa per riprendere la battaglia istituzionale. Farò pesare», aggiunge, «anche questo nuovo patrimonio di rapporti che abbiamo a Roma e con le istituzioni, per cercare di riprendere una battaglia. Non da soli, ma con altri, e poi vediamo cosa si può aggiungere. Non sono meravigliato del pronunciamento del Consiglio di Stato, ma mi voglio meravigliare del lavoro che faranno le istituzioni attive, Parlamento e ministeri, perché noi siamo nella condizione di potere rieducare la condotta giusta di ministeri e Parlamento. Io personalmente mi spenderò, come mi sono speso in quel famoso dicembre per avere la norma nuova contro “Ombrina di ferro”. Quella norma nuova», conclude,«è stata il risultato di Regione Abruzzo».