Magliette rosa e caccia ai selfie

Le famiglie riempiono il villaggio. E la Bandiera Blu arriva con i paracadutisti
PESCARA. È stata la festa delle famiglie. Mamme, papà e bambini, in bici, a piedi, in monopattino, con indosso qualcosa di rosa, cappelli, pantaloni, giacche, maglie, shorts e borsette griffate. In migliaia si sono riversati in piazza Salotto, corso Umberto e via Nicola Fabrizi, già dalle 9 del mattino. E hanno aspettato pazienti, dietro il dedalo di transenne, sotto il sole cocente, l’arrivo, a mezzogiorno, dei loro beniamini in maglia rosa. Quella vera. L’importante era poter dire, un giorno, «io c’ero», mescolato tra la folla composta e festosa, per salutare, tra canti, balli e sventolio di bandiere (mentre sul mare scendevano i paracadutisti), i campioni della decima tappa del 105° Giro d’Italia che hanno percorso le vie del centro colorato di rosa.
Il Giro è una “passione infinita” è scritto sul cappellino di Francesca Rabottini, di San Giovanni Teatino, madre di Caterina e Francesco, 17 e 15 anni, ciclisti delle Frecce Azzurre. Con loro e il marito Sandro: «Di Giri ne abbiamo visti tanti negli anni, siamo andati ovunque e a casa abbiamo una stanza piena di gadgets e trofei. Nonno e mamma, Leone e Lucienne, lo guardano in tv».
Riccardo Frattone, 13 anni, aspetta trepidante l’arrivo del suo idolo, Tom Dumoulin, col papà Daniele, il cugino Luca e la nonna Teresa che rivela: «Mio marito Sergio era un ciclista, ha vinto cento gare. Andavamo sempre alla cima del Blockhaus a pedalare, è una passione di famiglia». Lo è anche per Lea, mamma di 5 figli a Spoltore. In tuta da biker, quando può, si lancia in «risalite impegnative e percorsi sterrati», con il marito Giancarlo e i figli Luca, Laura, Francesco, Marco e Chiara.
Papà Alfredo, di Pescara, ha «scovato nell’armadio una giacca rosa vintage», l’ha indossata ed è sceso in piazza con i figli Aurora e Leonardo, di 11 e 7 anni, campioncino di triathlon. Come quelli del gruppone lì accanto, baby atleti di 6-18 anni della squadra pescarese Blue Triathlon Academy, presieduta da Giampiero Galletta e coordinata da Mirko Di Martile, Simone Mantolini e Morgana Grandonico. Con loro, anche la triatleta Verena Steinhauser, e campionessa italiana 2016.
Francesco Truda, 13 anni, scalpita. La vorrebbe fare lui, inventore del Tg 12 all’istituto Maior, la telecronaca del Giro. Con mamma Augusta Di Leonardo, liutaia, e zia Mary Cipriani, della segreteria dell’Ente manifestazioni pescaresi, commenta il suo Giro scherzosamente. Dopo il selfie, però, zia Mary si fa seria: «Siamo qui per rendere omaggio ad una persona cara che amava il ciclismo». «Nonno Franco, ferroviere, va in bici da 60 anni. Tutti in casa amiamo questo sport e loro diventeranno futuri ciclisti, solo che ancora non lo sanno», scherzano papà Daniele e Manuel, fratelli pescaresi, parlando dei loro figli, Paolo, Andrea e Filippo, 8 e 10 anni, in attesa di salutare Vincenzo Nibali. «Questa giornata è storica, una grande promozione per Pescara», riflettono Enzo e Marina mentre scelgono una maglietta del Giro «da tenere per ricordo».
Sventolano bandiere eritree Elsa Meghenzie con Almas, Samuel, Helen, Johannes e Menghes: «Oggi siamo tutti pescaresi e questa è una festa di pace». L’artista di strada Misha Lavrinov strimpella la chitarra e l’amica dominicana, Maira Rosa, balla al ritmo. Alle 12.26 la folla sciama: «Ciao Giro», si legge ai piani alti di un palazzo.

