«Mai avuto rimborsi dopo i danni della alluvione»

19 Novembre 2015

I titolari della Dominio Ricambi e altri operatori commerciali al confine tra Pescara e Villa Raspa temono nuovi pericoli

PESCARA. «Hanno fatto un buon lavoro», attacca subito Domenico Di Paolo Emilio, fondatore, insieme con il cugino Erminio, della Dominio Ricambi, in via del Circuito 341, nel constatare la bonifica di Fosso Grande, nella zona di confine tra Pescara e Spoltore. Lavori che sono stati effettuati con un finanziamento della Regione, pari a circa trecentomila euro.

Fatto sta che l’"onda lunga” dell’alluvione di due anni fa, nel dicembre del 2013, in zona non si è ancora ritirata del tutto, per Di Paolo Emilio, ma anche per altri esercenti. Anche perché, da queste parti, c’è ancora tanta paura che il fenomeno si possa ripetere.

«In ogni caso», sottolinea Di Paolo Emilio, che proprio nei giorni scorsi è stato insignito dal Comune con una targa che cataloga la sua impresa come “Attività storica”, «il lavoro svolto su Fosso Grande è stato fatto bene, ma c’è ancora qualcosa da fare per evitare che da noi si allaghi di nuovo. Occorre ancora la piantumazione e poi non sono stati puliti i tratti relativi alla passeggiata, come pure il tunnel».

Il timore di una nuova alluvione, infatti, a rimarcarlo è anche la figlia di Domenico, Antonella, impedisce di ricominciare a ricollocare la merce, i ricambi per auto, nel locale che due anni fa fu inondato dal fango. Lo spazio (vedi foto) per questo motivo è stato lasciato con gli scaffali vuoti. «Per il momento», dice Antonella, «il materiale lo stiamo custodendo in altri depositi».

«Ma questo ci costringe», prosegue il padre Domenico, «a comprare meno merce e di conseguenza a un prezzo più alto. E poi», chiude il co-fondatore della Dominio Ricambi, «nonostante le centinaia di migliaia di euro di danni subìti, non abbiamo avuto nessun rimborso». Ma nella zona, a qualche centinaio di metri dalla Dominio Ricambi, le lamentele sui rimborsi arrivano anche da altri operatori commerciali. «Non siamo stati assistititi in alcun modo, sia economico che morale, dagli enti», sottolinea Paolo Tarquini, de La Bottega dell’Immagine, altro locale danneggiato due anni fa dall’alluvione, di cui è titolare la moglie, Elisabetta Di Giovanni. «C’è stato uno scaricabarile tra i vari enti», rileva Tarquini, «e non ci è stata data neanche la possibilità di usufruire di qualche tipo di agevolazione, in questi due anni. Noi per esempio abbiamo subìto danni per trentamila euro, abbiamo chiesto un rimborso per quindicimila ma non solo non c’è stato nessun indennizzo, neppure è arrivata una parola di conforto. Con la crisi che c’è, dovremmo chiudere», osserva Tarquini, «ma andiamo avanti lo stesso».

Idem da Fabio Barbetta, dell’enoteca “La Bott”. «Noi abbiamo avuto danni per 2mila 300 euro», annota Barbetta, «e il rimborso ci è stato negato». E lo stesso titolare dell’enoteca si dice scettico anche sul fatto che il rischio alluvioni sia stato debellato: «Abbiamo paura, poiché un mese e mezzo fa si sono rotti i tombini ed è fuoriuscita tanta acqua di fogna. Quindi ora il probelma è rimettere in irdine la rete fognaria».

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