Maiella e Morrone I tre direttori: non siamo strapagati

1 Luglio 2016

La polemica sui maxi stipendi, i dirigenti al contrattacco I 59 dipendenti si licenziano e passano alla nuova coop

PESCARA. «Abbiamo contratti part-time e prendiamo 1.000-1.100 euro al mese e, come tutti gli altri, non prendiamo lo stipendio da 7 mesi». Nel giorno della fine della Maiella e Morrone, con il licenziamento dei 59 dipendenti e il passaggio alla cooperativa Samidad di Lanciano che assicurerà l’assistenza ad anziani, disabili e minori disagiati di 16 comuni della Val Pescara fino al 30 settembre prossimo, parlano così i tre dirigenti dell’azienda speciale finiti nella polemica dei maxi stipendi. I tre si schierano contro i conteggi trapelati in sede di contrattazione sindacale, mercoledì scorso alla Legacoop di San Giovanni Teatino, e dicono di non percepire 4 mila euro al mese: «Di fatto, conti alla mano, il costo mensile aziendale (quindi comprensivo di contributi Inps, Inail, imposte, tfr, ratei di tredicesima e quattordicesima e scatti anzianità) si aggira intorno ai 6 mila euro per tutti e tre, costo comunicato a suo tempo alla Comunità montana Montagne Pescaresi ai fini di redigere il bando di gara. Non siamo inquadrati come F1 ma direttori di unità operativa, livello 1 del contratto Uneba». Durante la riunione per l’esame delle qualifiche si è discusso della cifra di 36 mila euro per pagare gli amministrativi dell’azienda speciale durante i prossimi tre mesi ma questo importo, sostengono i tre dirigenti, deve essere diviso tra 8 impiegati.

I tre lavoratori, poi, sottolineano che attraversano lo stesso dramma degli altri dipendenti non pagati da 7 mesi e con il rischio di perdere anche il proprio tfr: la Comunità montana, titolare dell’azienda speciale Maiella e Morrone, è in liquidazione e, travolta da debiti e pignoramenti, non riesce a pagare gli stipendi (circa 60 mila euro al mese). Per questo, stimando il monte dei tfr in circa 500-600 mila euro, si capiscono i timori dei dipendenti.

«Noi abbiamo la stessa situazione di tutti gli altri dipendenti in quanto non abbiamo percepito le stesse retribuzioni degli altri e, nonostante le mensilità arretrate», dicono i tre direttori, «abbiamo continuato a lavorare quotidianamente con pieno senso di responsabilità e serietà, consapevoli del nostro ruolo portando avanti, spesso da soli, una situazione enormemente critica e caotica come quella che ha caratterizzato l’ultimo anno e mezzo di vita della società». I tre dirigenti ripercorrono gli ultimi 7 anni di gestione e affermano: «Soprattutto il settore amministrativo e non solo, a decorrere dal 2009 in poi, ha subito già pesanti tagli in termini di numero di unità operative e di orario di lavoro, oltre che un lungo periodo di cassa integrazione in deroga durato due anni che ha coinvolto tutto il personale con pesanti ripercussioni economiche».

Ieri, nella sede dell’azienda speciale ad Alanno, è stato il giorno delle firme di licenziamento e della riassunzione dei dipendenti alla Samidad: da oggi, il nuovo gestore avvierà l’assistenza. Ma si è arrivati a questo nuovo inizio – una fase di transizione in vista di una possibile stabilizzazione del settore nel 2017 – al termine di un periodo di tensioni. Anche tra i dipendenti: «Noi», dicono i dirigenti, «siamo stati bersaglio di troppe critiche e diffamazioni gratuite e infondate in questi ultimi due anni. Siamo stati sbattuti in prima pagina con calunnie quando abbiamo dato il massimo per portare avanti il nostro lavoro con mille difficoltà e con estrema serietà. È davvero un’offesa all’onestà e alla dignità lavorativa visto che noi viviamo la medesima situazione di non retribuzione del resto del personale».

Sul nuovo gestore, i tre direttori dicono: «La Comunità montana ha emesso un bando e il vincitore, dal momento che ha risposto anche al capitolato degli amministrativi, doveva essere consapevole sia del numero che delle qualifiche».