Majella e Morrone, ecco i Comuni che non pagano

I paesi usufruiscono dei servizi sociali ma da due anni non saldano le quote e i dipendenti restano senza stipendio da 7 mesi. Il più indebitato è Roccamorice
PESCARA. Debiti per quasi un milione di euro. Da più di due anni tutti i Comuni che, fino alla fine del 2014, hanno usufruito dei servizi sociali dell’azienda speciale Majella e Morrone non pagano le proprie quote. Tutti tranne tre: Scafa che ha azzerato tutte le pendenze, Alanno che deve ancora solo 500 euro e Lettomanoppello mille. Il più indebitato di tutti è Roccamorice, paese di 1.002 abitanti, che non ha pagato 93 mila euro nel 2013 e altri 30 mila nel 2014: il totale è di quasi 124 mila euro. Quanto basterebbe per saldare almeno tre mesi di stipendio ai 66 dipendenti che non vedono un euro dal luglio dell’anno scorso. Roccamorice è il paese dell’assessore regionale Pd Donato Di Matteo (è stato due volte sindaco), lo stesso Di Matteo che dal 2009 al 2014 ha ricoperto l’incarico di direttore generale dell’azienda speciale. Da solo Roccamorice ha un debito che è il triplo di quello di Popoli, comune con 5 volte più abitanti. Anche il Comune di un altro assessore regionale Pd, Mario Mazzocca, ex sindaco di Caramanico, è indebitato: quasi 25 mila euro da versare. I Comuni morosi non hanno più tempo: sono stati messi in mora e devono pagare in 20 giorni, altrimenti, partiranno i pignoramenti.
I Comuni sono indebitati e, a sua volta, l’azienda speciale Majella Morrone, figlia della Comunità montana in liquidazione che porta lo stesso nome, è stretta da oltre tre milioni di debiti verso Equitalia, Inps e Inail. Il 28 febbraio scorso, secondo un accordo in prefettura, doveva essere pagato il primo stipendio ma non è avvenuto: la procura, in un’indagine su quasi 150 mila euro di Iva non versata nel 2011, ha sequestrato il conto corrente dell’azienda speciale che assicura i servizi sociali in 16 comuni della Val Pescara e nella casa di riposo di Serramonacesca e il pagamento è stato rinviato a non si sa quando. Il conto corrente è ancora bloccato, ma lo sciopero in programma ieri è stato rimandato in attesa di un provvedimento della procura che, a breve, potrebbe liberare parte delle somme sequestrate – 60 mila euro – e dell’incontro, in programma oggi alle 18,30 nella sede della Regione Abruzzo a Pescara, tra il presidente Pd Luciano D’Alfonso e i dipendenti.
Tra i Comuni più indebitati, oltre al record di Roccamorice, ci sono anche Bolognano con 78 mila euro e Turrivalignani con 61 mila. Poi, c’è un caso che tira in ballo anche la Provincia di Pescara: insieme i Comuni di Alanno, Popoli e Torre de’ Passeri devono alla Comunità montana 292.279 euro come spese per il trasporto disabili del 2013 e 2014 ma gli enti aspettano il finanziamento dalla Provincia di Pescara che non è ancora arrivato. È un cane che si morde la coda: se la Provincia non paga, i tre Comuni non versano le somme alla Comunità montana e questa non paga l’azienda speciale. L’ultimo anello della catena sono i dipendenti senza stipendio e tredicesima.
A rimettere ordine nei conti disastrati dell’azienda speciale c’è anche Paolo Costanzi (foto), commissario della Comunità montana dallo scorso ottobre. È stato Costanzi a dare un ultimatum ai Comuni morosi: se entro aprile non provvederanno a trasmettere gli atti di impegno contabile delle somme da versare entro agosto, partiranno azioni esecutive alle tesorerie.
Tra gli enti più virtuosi, oltre a Scafa, Alanno e Lettomanoppello, ci sono anche Manoppello (meno 7 mila euro riferiti al 2013) e Salle (meno 12 mila euro riferiti al 2013).
«Verso il personale, a tutto il 2014», spiega Costanzi, «la società ha un debito di 347.968 euro mentre ha un credito verso la Comunità montana per l’annualità 2014 di 453.020 euro. Per tale importo la Comunità montana, come per quelli relativi agli anni precedenti, deve ricevere il denaro dai Comuni e dalla Regione per 129 mila euro. Questi ultimi fondi sono in fase di pagamento. Appena la Comunità montana riceverà le risorse provvederà a trasferirle all’azienda affinché possa pagare gli stipendi».
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