Majella e Morrone in crisi 9 mesi senza stipendi

11 Maggio 2015

Pronti a protestare i 65 dipendenti dell’azienda dei servizi sociali della Val Pescara Presidio sotto la Regione fino all’arrivo dei soldi. Mancano anche i fondi per Equitalia

ALANNO. È tornato a crescere il numero degli stipendi non pagati all’azienda speciale Majella e Morrone: adesso sono 8 più la tredicesima. Dall’11 marzo scorso, giorno in cui i 65 dipendenti dell’ente che assicura i servizi sociali in 16 comuni della Val Pescara hanno incontrato il presidente Pd della Regione Luciano D’Alfonso e tre assessori, tutti del Pd, il caso avrebbe dovuto sgonfiarsi «entro un paio di giorni, al massimo lunedì». Così, non è stato: i 300 mila euro annunciati dalla Regione non sono mai arrivati ad Alanno, sede dell’azienda speciale. E le casse sono sempre più vuote visto che 12 Comuni su 16 continuano a non pagare le rette dei servizi sociali. Senza soldi, il 16 maggio prossimo sarà quasi impossibile saldare una rata da 40 mila euro a Equitalia. L’azienda speciale, infatti, si ritrova tre milioni di euro di debiti per tasse non pagate a Equitalia, Inps e Inail. Ma con una rateizzazione già accordata, saltare un versamento potrebbe innescare ripercussioni.

Quasi sicuramente, entro la settimana i dipendenti che ormai prestano servizio come se fossero dei volontari torneranno in viale Bovio a Pescara, sotto la sede della Regione, stavolta per protestare e non per ascoltare i politici. «Stiamo organizzando un presidio permanente fino a quando non saranno pagati gli stipendi promessi da D’Alfonso e dall’assessore Marinella Sclocco», dice Nicoletta Di Nisio, segretaria regionale aggiunta del sindacato Fials. Il 10 marzo scorso i lavoratori avevano indetto uno sciopero, con il blocco dei servizi sociali, poi ritirato aspettando le mosse della politica. «Stavolta, l’interruzione dei servizi non è esclusa. I lavoratori stanno ancora valutando», spiega Di Nisio. «Faccio un appello alla Sclocco perché questi lavoratori vivono del proprio lavoro e non di politica né di grazia ricevuta ed è giusto che siano retribuiti per il loro impiego quotidiano. La Regione deve mantenere gli impegni presi: i dipendenti dell’azienda speciale devono dare da mangiare alle proprie famiglie. È bene che tutti lo ricordiamo. Come dobbiamo ricordare anche che tante promesse della politica non sono state mantenute. Chiediamo un’assemblea pubblica con il presidente D’Alfonso: come due mesi fa il presidente ha rassicurato i dipendenti, adesso lo stesso presidente deve spiegare perché quelle promesse non stono state mantenute».

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