Malmena i genitori per la droga

23 Febbraio 2024

Un 31enne finisce in carcere dopo 8 mesi di maltrattamenti a madre e padre

PESCARA. Soldi, soldi e ancora soldi: per pagare i debiti di droga «numerosi e sostanziosi», fa sapere la questura, e acquistare le dosi di stupefacente. Somme sempre più alte che il giovane tossicodipendente, 31 anni di Pescara, ha iniziato a chiedere con sempre maggiore insistenza ai genitori. La coppia, pur di evitare le discussioni con il figlio, faceva fronte a tutte le richieste di denaro. Fino a quando ieri, di fronte al no della madre, ha perso la testa e ha iniziato prima ad offenderla e poi a riempirla di botte con una violenza inaudita e senza precedenti. Nel caos di quegli attimi terribili all’interno delle mura domestiche, in pieno centro a Pescara, il 31enne se l’è presa anche con il padre, che ne frattempo aveva tentato di difendere la moglie, frapponendosi tra lei e il figlio. L’uomo è stato spintonato e ha perso l’equilibrio. La potenza dell’urto ha mandato in frantumi il telefonino dell’uomo insieme al suo cuore di padre.
L’intervento tempestivo di due pattuglie della squadra Volante, coordinate dal vice questore aggiunto Pierpaolo Varrasso, ha consentito di bloccare la violenza domestica, evitando che la situazione degenerasse ulteriormente, e ha fatto scattare l’arresto per maltrattamenti in famiglia. Dopo la convalida della misura da parte del giudice durante l’udienza per direttissima che è stata celebrata ieri mattina, il giovane è stato accompagnato nel carcere di San Donato a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Il fatto risale a mercoledì. A dare l’allarme è stato un familiare, allarmato dalla donna, che ha contattato la sala operativa della questura.
Dagli accertamenti svolti è emerso che i maltrattamenti domestici da parte del tossicodipendente che teneva sotto scacco i genitori a causa dei debiti di droga andavano avanti da circa otto mesi. In più di un’occasione, infatti, la coppia aveva cercato di coprire i debiti di droga del giovane pagando di tasca propria, covando la speranza che prima o poi la situazione sarebbe cambiata e il figlio potesse ravvedersi. Ma così non è andata. E, anzi, le richieste di denaro si sono fatte sempre più insistenti e frequenti: da piccole somme a quantitativi sempre più alti, fino ad arrivare a cifre considerevoli, accompagnando le richieste anche con minacce, poi sfociate in aggressione fisica. Condotte che adesso il 31enne dovrà giustificare di fronte all’autorità giudiziaria. (y.g.)