Maltrattata dal figlio, lo denuncia dopo anni
Una mamma ha chiesto aiuto ed è scattato subito l’arresto. Era stata anche minacciata con un coltello
MONTESILVANO. Ha subìto per anni maltrattamenti psicologici e violenze fisiche. Nonostante le cicatrici, non era mai riuscita a denunciare quel figlio che rispondeva al suo amore materno con urla e aggressioni. È la terribile storia di una donna di Montesilvano. Quasi sessanta anni, Adele (nome di fantasia), lo scorso luglio, è riuscita a fuggire dalla prigione di terrore che suo figlio trentenne le aveva costruito intorno. A spingerla a scappare di casa è stato l'ennesimo episodio di maltrattamento. Quello più violento, che ha visto l'uomo arrivare a minacciare di ucciderla con un coltello.
«Questa signora non aveva mai contattato alcun centro antiviolenza», spiega la presidente di Ananke onlus, Doriana Gagliardone. «Una madre deve trovare ancora più coraggio per denunciare il suo stesso figlio. Quando ha visto se stessa a rischio di perdere la vita, ha detto basta». Sono stati i carabinieri, dopo aver raccolto la denuncia di Adele, a contattare Ananke per trovarle un'accoglienza di emergenza e non farla rientrare in casa con il suo aguzzino, già agli arresti domiciliari per altri reati.
«Questo caso mette in luce come si possa arrivare a risultati positivi attraverso il lavoro congiunto tra le forze dell'ordine e il centro antiviolenza. Abbiamo spinto tanto affinché il Codice rosso venisse applicato nei tempi giusti e a quattro giorni dalla denuncia, il figlio è stato trasferito in carcere».
Per tre giorni Adele ha trovato rifugio a Casa Aurora, la struttura temporanea di accoglienza attivata da Ananke, per via del coronavirus. «Durante quei tre giorni abbiamo fatto colloqui continui, nei quali ci ha raccontato episodi gravissimi».
Con il figlio ormai in carcere, Adele è potuta tornare a casa sua. «Il suo percorso avrebbe potuto fermarsi lì», dice ancora la presidente «ma in lei è scattata una presa di coscienza importante che l'ha portata, un mese dopo, a ricontattarci e ad avviare un percorso di sostegno. La violenza agisce tanto nella psicologia della donna ed è importante che le vittime riflettano sulla propria condizione, capiscano che cosa e perché è accaduto». Oltre al centro operativo, Ananke ha attiva in città anche Casa Viola, una struttura per l'accoglienza, per un anno, delle donne che iniziano il percorso di allontanamento.
Attualmente, Casa Viola ospita una madre e i quattro figli provenienti da un'altra provincia della regione, mentre le donne pescaresi inserite nel circuito di protezione vengono accolte fuori regione, per ricominciare una nuova vita lontana dai loro aguzzini.
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