Mancano all’appello 2.400 infermieri

Il momento della verità a Pescara. Ecco tutte le richieste dei rappresentanti delle quattro province all’assessore Verì
PESCARA. Tra pensionamenti, raggiungimento di quota 100 e carenze croniche di personale in organico, in Abruzzo mancano all’appello 2.482 infermieri. Non bastano, quindi, le 1.157 risorse da inserire entro il 2021 nelle Asl del territorio, previste con il nuovo piano triennale delle assunzioni che è stato varato dalla giunta regionale.
Il fabbisogno di infermieri sul territorio è un fenomeno che raggiunge proporzioni allarmanti e che incide in maniera negativa sulla qualità delle cure e sull’assistenza percepita da parte dei cittadini.
IL CONFRONTO. Il dato è stato reso noto durante l’incontro “Com’è cambiata la sanità pubblica e privata in risposta ai nuovi determinanti della salute”, organizzato dall’Ordine delle professioni infermieristiche (Opi) di Pescara, presieduto da Irene Rosini, e moderato da Elisa Di Tullio e Giuseppe di Maggio, che si è tenuto ieri mattina all’Auditorium Petruzzi e ha visto la partecipazione di un nutrito parterre di relatori e dell’assessore regionale alla Sanità Nicoletta Verì. In sala anche i presidenti dell’ordine degli infermieri delle quattro province abruzzesi: oltre a Rosini (Pescara), anche Giuseppe Cicolini (Chieti), Maria Luisa Ianni (L’Aquila) e Cristian Pediconi (Teramo), mentre tra gli interventi figurano quelli di Carla Collicelli, ricercatore senior associato Cnr-Itb, Tonino Aceti, portavoce della Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche (Fnopi), dell’anestesista e rianimatore Tullio Spina, di Alessio Sichetti, vicepresidente dell’Opi di Pescara e coordinatore infermieristico al Pronto Soccorso, di Irene Rosini, presidente dell’Opi di Pescara e coordinatrice infermieristica della Terapia Intensiva e di Barbara Mangiacavalli, presidente Fnopi.
La carenza ordinaria e straordinaria di infermieri in Abruzzo, le criticità rilevate in alcuni reparti dell’ospedale civile di Pescara, l’analisi dei bisogni di salute dei cittadini e le proposte snocciolate dall’ordine sono state affrontate nel corso di una tavola rotonda finale che si è chiusa con un impegno preciso da parte della Regione: l’attivazione di un tavolo tecnico permanente, con la partecipazione degli infermieri, per porre le basi dell’integrazione fra ospedale e territorio, quindi fra servizi ospedalieri e rete assistenziale.
NON SOLO PERSONALE. In base ai dati del Centro studio Fnopi resi noti da Aceti, in Italia a fronte della necessità attuale di oltre 53mila infermieri, nel 2019 la carenza raggiungerà le 87.779 unità. In Abruzzo tra pensioni ordinarie e l’adesione a quota 100 si passerà da 1.452 richieste attuali a ben 2.482 infermieri in meno.
La mancanza di personale fa il paio con il progressivo invecchiamento della popolazione, l’aumento delle cronicità e del numero di pazienti complessi. Il risultato è da un lato l’insorgenza di nuovi bisogni assistenziali e dall’altro la crescita degli accessi al Pronto Soccorso. Solo a Pescara, ad esempio, ogni anno si verificano 95mila accessi: un numero enorme se si considera che il 20% delle prestazioni potrebbe essere erogato negli ambulatori di zona. In parallelo aumenta anche il tasso di occupazione in alcuni reparti critici dell’ospedale civile: nel primo semestre 2019 Geriatria ha raggiunto il 149%, a fronte del 121% registrato a dicembre 2018, mentre Medicina generale ha toccato il 109% rispetto all’88% dello scorso anno.
RICHIESTE DELL’ORDINE. L’ordine delle professioni infermieristiche pescarese, attraverso la sua presidente Rosini, ha snocciolato proposte per ottimizzare e riorganizzare la rete assistenziale territoriale: attivazione del dipartimento delle professioni sanitarie e degli ambulatori infermieristici nelle quattro province, presa in carico del paziente fragile e introduzione dell’infermiere di famiglia. «C’è bisogno di un cambiamento culturale nella gestione dell’assistenza primaria e delle cronicità con un miglioramento nell’accesso alle cure», evidenzia Rosini, «si stima che un coordinamento assistenziale inadeguato comporti una spesa di 2,58 miliardi di euro all’anno. L’attivazione del dipartimento delle professioni sanitarie, come riportato negli atti aziendali, è fondamentale perché soltanto attivandolo possiamo avere il riconoscimento culturale della professione infermieristica. È dimostrato che l’infermiere con competenze avanzate, gli specialisti clinici e quelli nei dipartimenti di emergenza hanno un impatto positivo sulla qualità delle cure, sulla soddisfazione dei pazienti e sui costi sanitari, ma anche sul tasso di ospedalizzazione e sulla gestione stessa delle patologie croniche».
L’IMPEGNO REGIONALE. Apertura nei confronti degli infermieri arriva dall’assessore Verì: «L’integrazione ospedale-territorio farà parte del nuovo piano territoriale compreso nel piano di rientro dal disavanzo», garantisce, «firmeremo un protocollo per attivare un tavolo tecnico che vi vedrà proattivi. Il dipartimento delle professioni sanitarie l’ho voluto in maniera incisiva. Purtroppo l’Abruzzo è ancora in piano di rientro dal disavanzo. Non abbiamo un’autonomia economica né organizzativa, di fatto è come se fossimo ancora commissariati, ma questo non mi impedisce di riprendere il discorso da dove l’ho lasciato nel 2010 visto che da allora è cambiato ben poco».

