Mancano duecento agenti «La sicurezza è a rischio»

10 Febbraio 2023

Aggressioni, minacce e oltre 1.700 detenuti, tra i quali molti malati psichiatrici Sciopero dei pasti e sit-in: i sindacati di polizia chiedono aiuto ai quattro prefetti

PESCARA. «Chiediamo condizioni di lavoro sicure per tutti gli operatori penitenziari e continueremo a protestare per difendere il diritto dei poliziotti penitenziari abruzzesi a lavorare in condizioni dignitose».
Si riassume in questa frase la battaglia dei sindacalisti Giuseppe Ninu (Sappe), Nicola Di Felice (Osapp), Ruggero Di Giovanni (Uil Pa/Pp), Sabino Petrongolo (Uspp), Franco Tedeschi (Fns Cisl) e Gino Ciampa (Fp Cgil). Nella regione che accoglie dietro le sbarre boss della mafia del calibro di Matteo Messina Denaro e che registra continui atti di violenza, minacce e autolesionismo nelle carceri, i numeri sono ormai da emergenza. Oltre 1.700 detenuti per 850 agenti: 300 reclusi in più della capienza e più 200 poliziotti in meno del previsto. Per di più, oltre il 70 per cento del personale ha superato i 50 anni.
COME SARDINE.
La situazione generale degli istituti Abruzzesi è grave. Il personale di polizia penitenziaria costretto ormai da anni a fronteggiare una difficile emergenza carceraria, con stanze sovraffollate, numeri estremamente esigui di agenti, con un indice medio di anzianità pari a cinquanta anni e, soprattutto, eventi critici che non si contano più, aggressioni, rinvenimenti di telefonini e sostanze stupefacenti, gestione di soggetti con notevoli problemi psichiatrici, alzano la voce contro i “piani superiori”, e tutto ciò che sta accadendo nel silenzio e l’indifferenza.
UNA SOLA VOCE.
Ieri mattina, a Pescara, lo sfogo dei sindacati di categoria. C’erano tutti, uniti e compatti, per scuotere la politica.
«Tutti gli operatori penitenziari vivono una condizione di pesante difficoltà», scrivono in un documento, «assistiamo da tempo a politiche volte "al tirare a campare", chiediamo una programmazione di ampio respiro, piante organiche adeguate alle reali esigenze degli istituti, gestione dei circuiti penitenziari che abbiano una logica di vera separazione e non come accade in alcuni istituti della regione, dove convivono pericolosamente più circuiti detentivi che costringono gli agenti a uno sforzo immane per garantire la sicurezza di tutti».
IL PUNTO CHIAVE.
Ma ora basta, dicono i sindacati che chiediamo provvedimenti urgenti per evitare la deflagrazione di una situazione esplosiva. «I soggetti reclusi affetti da patologie psichiche», dicono, «devono essere gestiti secondo piani terapeutici efficaci e soprattutto da un numero realmente sufficiente di operatori come psichiatri e psicologi, di operatori dell'area trattamentale. Attualmente quasi tutto il peso della gestione di questi detenuti ricade sulla polizia Penitenziaria. Non è più tollerabile».
SCIOPERO E SIT-IN.
La richiesta è quindi perentoria: «Per tutto quanto sopra esposto abbiamo chiesto un incontro con i prefetti d’Abruzzo ai quali vogliamo rappresentare le problematiche particolari di ogni istituto di pena della regione. A sostegno della nostra vertenza abbiamo programmato una serie di iniziative», concludo i sindacalisti: «Astensione simbolica dalla fruizione della mensa di servizio in tutti gli istituti penitenziari d'Abruzzo per tre giorni dal 14 al 16 febbraio. E un sit-in all’Aquila davanti al palazzo della Regione Abruzzo per chiedere ancora una volta che il governo e la politica prestino la dovuta attenzione alle criticità della polizia penitenziaria Abruzzese». (l.c.)