Mani rosse contro la guerra: la pace sfila sul Ponte del Mare

7 Ottobre 2024

Quaranta associazioni, Rifondazione, Anpi e sindacati contro «i crimini dello Stato di Israele» 

PESCARA. “Stop Israel, Free Palestine, Hands off Lebanon” recita lo striscione appeso dalle 300 persone che ieri, dalle 11.15 alle 11.40, hanno formato sul Ponte del Mare una catena umana per protestare «contro i crimini di guerra che lo Stato di Israele continua a perpetrare in Medio Oriente a danno della popolazione palestinese e del Libano».
i promotori
La manifestazione, organizzata da Cam Lecce e Jorg Grunert dell’Associazione Deposito dei Segni, ha visto la partecipazione di 40 associazioni tra le quali Cgil Abruzzo Molise, Cgil Pescara, Anpi Pescara, Rifondazione comunista, Forum H20, Cobas Pescara Chieti, Avs-Radici in comune e Coordinamento Disarmare la pace disertare la guerra. Centinaia di mani colorate di rosso si alzano come segno di protesta per tutti i bambini, le donne e gli uomini che, dal 7 ottobre dello scorso anno, continuano ancora oggi a perdere la vita sotto gli occhi e l’indifferenza dell’Occidente. Come dichiara Alessandra Genco della Cgil Pescara «il colore rosso e la scelta di vestirci di nero sono stati pensati come un rimando al sangue delle vittime e come simbolo di lutto». Tante le persone che si sono presentate indossando la bandiera della Palestina e presentando cartelloni con sopra il simbolo della pace e altrettanto numerose sono le dimostrazioni di vicinanza al popolo palestinese che, in questi giorni, provengono da molte città italiane tra le quali Roma, Milano e Pisa, a dimostrazione del fatto che «noi cittadini non vogliamo essere complici di questi crimini», dichiara l’organizzatrice Lecce, «e per questo motivo siamo qui oggi a protestare contro questa politica di morte di fronte alla quale rimaniamo inermi. Oggi mandiamo il messaggio di delegittimare la guerra e di non dotare di armi tutte quelle nazioni che le utilizzano contro l’umanità, come lo Stato di Israele».
IL RACCOGLIMENTO
Sono 25 i minuti di silenzio per le vittime di Gaza salite, dall’inizio della guerra, a 200mila. Ed è in quei venticinque minuti che tra rabbia, commozione e momenti di riflessione, c’è chi guarda con paura a un futuro che si presenta sempre più incerto. «La guerra in Medio Oriente si sta trasformando in una guerra totale», dichiara il presidente provinciale dell’Anpi, Nicola Palombaro, «e noi, come Stato, abbiamo una grande responsabilità per il genocidio che è in atto in Palestina e per i recenti attacchi in Libano. Dovremmo non solo riconoscere lo Stato della Palestina ma anche bloccare l’invio delle armi, invece ritengo sia molto interessante notare che, specialmente dopo l’invasione del Libano, quello che ci viene chiesto è di chiudere un occhio e di non intervenire per evitare ulteriori danni».
IL SEGRETARIO NAZIONALE
DI RIFONDAZIONE
«Non si capisce allora perché continuiamo a fare guerra a Putin se mandiamo le armi a Israele», interviene Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, «dal momento che, diciamo la verità, Israele non potrebbe commettere questi crimini di guerra se non fosse appoggiato economicamente dagli Stati Uniti e dai Paesi europei, compresa l’Italia».
«Infatti», continua Acerbo, «le armi che vengono utilizzate da Israele sono anche nostre. La soluzione proposta dall’Onu, ovvero quella di due popoli due Stati, è stata negata da Netanyahu che ha invece deciso di formare un regime razziale, regime contro il quale l’Italia non ha espresso alcuna parola di condanna, offrendo, al contrario, appoggio a quello che sta accadendo».
LA CGIL IN PRIMA LINEA
Presente alla manifestazione anche il segretario generale della Cgil-Abruzzo Molise, Carmine Ranieri, «oggi sono qui con le mie due splendide figlie, affinché comprendano quanto sia importante lottare per la pace, anche perché rispetto alla nostra generazione», continua Ranieri, «vivono un periodo differente in quanto più si va avanti e più si perde la memoria della guerra, quella guerra che ci è stata tramandata dai nostri nonni e che non dobbiamo dimenticare. Ma io confido molto nei giovani perché, almeno da quello che vedo con le mie figlie, sono molto sensibili al genocidio che sta avendo luogo a Gaza e spesso lavorano più di noi per costruire un mondo migliore. È importante dare dunque un segnale ai nostri governanti affermando invece che noi, il popolo, siamo favorevoli alla costruzione della pace».
VERSO IL G7
In vista del G7, che si terrà a Pescara dal 22 al 24 ottobre, le associazioni aderenti invitano tutte le forze sindacali, culturali e politiche, all’assemblea che si terrà domani, alle 18, alla sede della Cgil (Via Benedetto Croce) per discutere sulle modalità di organizzazione di una nuova manifestazione contro la guerra da tenersi il 24 ottobre, ultimo giorno in cui la città ospiterà il G7 ministeriale sullo Sviluppo.
«Ci prepariamo a contestare il G7 perché», dichiara Acerbo, «rappresenta l’idea che i Paesi ricchi dell’Occidente si organizzino, al di fuori dell’Onu, per imporre il loro punto di vista sulle tematiche dei lavori, prevedendo uno sviluppo sempre più diseguale e discriminante, e sul sostegno allo Stato di Israele, da noi denunciato insieme ovviamente alla quarta invasione israeliana del Libano. Rimaniamo dunque fermi nella decisione di manifestare il nostro dissenso e di allontanarci dalle decisioni che sono state prese dal nostro governo che, attenzione, non è neutrale, ma complice di un genocidio che è ormai sotto gli occhi di tutti».
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