Manoppello, stangata Tasi per le aziende agricole

Dopo l’esenzione dell’anno scorso, entro il 16 bisogna pagare per tutto il 2015 L’opposizione: nessuna informazione, così rischiano anche la sanzione
MANOPPELLO. Arriva la Tasi per le aziende agricole manoppellesi con una aliquota dell’1 per mille, la più alta consentita. «Un bel regalo di Natale», commentano i consiglieri di opposizione Roberto Di Renzo, Barbara Toppi, Lucio Di Bartolomeo, Giorgio De Luca e Fabio Argirò.
«Significa un bel salasso per i proprietari di fabbricati rurali strumentali all’attività agricola come fienili, stalle, magazzini per derrate, depositi e cascine per il ricovero di attrezzi e mezzi. Le aziende agricole potranno sborsare anche diverse centinaia di euro per strutture che non producono reddito, spesso di grandi dimensioni e con rendite catastali importanti».
L’obbligo di pagare arriva a ridosso della scadenza della seconda rata Imu prevista per il 16 dicembre, ma per questa Tasi riguarderà tutto il 2015, visto che l’acconto di giugno non è stato versato per assenza di provvedimento e di aliquota. Per i manoppellesi un esborso aggiuntivo, rispetto al 2014 che, al contrario, ha contemplato l’esenzione per questa tipologia di fabbricati.
«Non c’è stato nessun avviso pubblico per informare la cittadinanza», scrivono i cinque consiglieri in una nota. I possessori di questi beni agricoli rischiano di non pagare quanto di loro spettanza per disinformazione, essendo la Tasi un tributo che va versato in autoliquidazione, e chi non paga entro il 16 va incontro all’applicazione di sanzioni e interessi in sede di successivi controlli. «Ci stupisce», vanno avanti i consiglieri, «che a prendere una simile decisione sia stato proprio il sindaco Gennaro Matarazzo che da imprenditore agricolo dovrebbe ben comprendere la natura dei fabbricati rurali strumentali. Le agevolazioni riconosciute dalla legge a favore del settore agricolo partono dal presupposto di voler compensare le difficili condizioni in cui si trovano molto spesso ad operare le nostre imprese, impossibilitate a usufruire dei tanti servizi che altre categorie economiche riescono a ottenere in ambiti non rurali. A questo si aggiunga la specificità dei fabbricati agricoli che il più delle volte sono di elevata volumetria e di scarsa redditività». Insomma questa aggiunta di Tasi rischia di produrre un effetto negativo su un settore che con fatica sta attraversando una fase di profonda ristrutturazione, generazionale e strutturale.
«Non si riescono a capire le motivazioni di una tale decisione assunta dall’amministrazione, che ha addirittura assoggettato questi fabbricati al massimo dell’aliquota», prosegue la nota. «Si sarebbe dovuto continuare ad affrancare i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali da una tassa pesantissima che incide negativamente sui fattori produttivi, come si è fatto nel 2014».
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