Marcia della Pace sabato con Valentinetti

PESCARA. Torna anche quest’anno la “Marcia della pace”, voluta dall’arcidiocesi di Pescara-Penne. L’appuntamento è sabato, alle 19, a Montesilvano, dove laici e religiosi si ritroveranno nello spazio...
PESCARA. Torna anche quest’anno la “Marcia della pace”, voluta dall’arcidiocesi di Pescara-Penne. L’appuntamento è sabato, alle 19, a Montesilvano, dove laici e religiosi si ritroveranno nello spazio antistante il PalaSenna per poi percorrere via Senna, via Vestina e arrivare in piazza Diaz.
Partecipare vuol dire «unirsi nell’impegno e nella promozione della pace», spiega don Marco Pagniello, organizzatore dell’evento dei prossimi giorni che vedrà sfilare anche l’arcivescovo Tommaso Valentinetti.
La manifestazione, a cui parteciperanno diversi gruppi di immigrati, si snoderà attorno a una frase di Papa Francesco: “Vinci l’indifferenza e conquista la pace”. Prendendo spunto da queste parole don Marco fa notare che «l’indifferenza si può vincere solo attraverso la conoscenza e la capacità di andare oltre pregiudizi e stereotipi e il coraggio di fare un tratto di vita insieme. Dire “pace” tutti insieme, in questo momento storico, è doveroso. Non abbiamo paura di lavorare per la libertà di pensiero, di appartenenza religiosa. Vogliamo dire che la diversità non è un limite, ma un valore, una ricchezza e la pace ci coinvolge tutti non soltanto nella marcia ma soprattutto nel cammino della vita di tutti i giorni».
«Spero che questo appuntamento possa avere una buona riuscita», dice a questo proposito monsignor Valentinetti, «perché aldilà della manifestazione esteriore siamo a proclamare ciò che ci ha chiesto il Papa e cioè che ogni uomo esca dall’indifferenza. E quando ci sono problemi legati a delle guerre che avvengono in luoghi lontani dalla nostra patria, si può cadere nell’indifferenza. Invece», sottolinea con forza l’arcivescovo, «le tante guerre che registriamo in giro nel mondo sono come una terza guerra mondiale a pezzettini e non possiamo tollerare che ci siano tante persone vittime della violenza e della guerra anche a causa del commercio delle armi, di cui si occupano tante nazioni». Non è esclusa da questo discorso, conclude, «neppure la nostra Italia», così come non è esclusa «la nostra Europa, che smerciano armi».
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