Marcinelle, la memoria 60 anni dopo

Da oggi a Pescara convegni e mostre per ricordare il disastro minerario in cui morirono 60 abruzzesi
L'8 agosto del 1956, in seguito a un incidente nella miniera di Bois du Cazier a Marcinelle, in Belgio, 262 persone rimasero “murate” sotto terra, morendo a 1.035 metri di profondità; tra questi 60 abruzzesi, alcuni giovanissimi, provenienti da Manoppello, Lettomanoppello, Farindola e Turrivalignani, tutti paesi in provincia di Pescara. A 60 anni dalla tragedia l'Abruzzo ricorda le sue vittime con il progetto “La memoria di Marcinelle”, con eventi e iniziative, organizzati dalla Regione, che andranno avanti per quattro giorni, a partire da oggi fino al 4 agosto.
Si comincia oggi, a Manoppello, nella sala del consiglio comunale, dove la principessa Astrid del Belgio viene accolta in seduta solenne. Poi all'Aurum di Pescara Astrid del Belgio inaugura la mostra “L'altra Marcinelle”, a cura di Enrica Buccione e Max Pelagatti, sostenuta dalla Fondazione Pescarabruzzo. Alle 18 nella Sala Flaiano è in programma il convegno ”1956-2016. Marcinelle, per non dimenticare” al quale partecipano Marco Alessandrini, sindaco di Pescara, Patrick Vercauteren Drubbel, ambasciatore del Belgio a Roma, Elio Di Rupo, sindaco di Mons in Belgio, Patrizia Cacciani, dell’Archivio storico Istituto Luce, Paolo Di Stefano, giornalista del Corriere della Sera e scrittore e Nino Domenico Di Pietrantonio, presidente dell’associazione "Minatori-Vittime del Bois du Cazier”, e Antonio Consalvi, presidente dell’associazione “Voci dalla miniera”, che leggono le testimonianze di due minatori abruzzesi coinvolti nella tragedia di Marcinelle. Il convegno è moderato da Giuliano Di Tanna, giornalista del Centro. Le conclusioni sono tratte da Luciano D’Alfonso, presidente della Regione Abruzzo.
Dopo il convegno, nel piazzale Michelucci dell'Aurum è previsto il concerto “Les Ritals. Requiem alla memoria delle vittime di Marcinelle”, a cura dell'Orchestra sinfonica Casella dell'Aquila, diretta dal maestro Giandomenico Piermarini. Lo stesso concerto sarà riproposto, in settembre, in Belgio.
E’ da poco uscito da Donzelli il libro “Marcinelle, 1956-Quando la vita valeva meno del carbone” (146 pagine, 24 euro) di Toni Ricciardi con un capitolo di Annacarla Valeriano, teramana, scrittrice, coordinatrice del progetto "La memoria di Marcinelle”. Fra le testimonianze raccolte da Valeriano, nel libro, c’è quella che riguarda Armando Giorgini, un minatore di Liegi emigrato in Belgio, da Mosciano Sant’Angelo in provincia di Teramo, qualche anno prima del tragico agosto 1956.
«Dal 14 agosto al 4 settembre 1956», scrive Annacarla Valeriano, «prese parte alle operazioni di soccorso organizzate per riportare in superficie le vittime della tragedia; le squadre di uomini che si alternarono nel pozzo della miniera distrutto dall’incendio erano composte per l’ottantacinque per cento da operai italiani. Le attività di soccorso si rivelarono più complesse del previsto e si protrassero nel tempo; la stessa identificazione delle vittime fu molto difficile perché i volti sformati dalla decomposizione» non erano riconoscibili. L’identità dei morti – attraverso un metodo definito dalla stampa dell’epoca “per lo meno medioevale” - fu “affidata soltanto alla lampada personale, quando questa è stata trovata, e agli oggetti che erano nelle tasche della tuta”. Armando Giorgini, durante quei giorni, appuntò su dei fogli le diverse “ricognizioni all’inferno”, nel tentativo di praticare fori per far passare aria nelle gallerie franate con l’incendio; questi appunti, riletti oggi, restituiscono nella loro essenzialità un resconto crudo e allo stesso tempo drammatico della lotta ingaggiata dai “sauveurs” con la miniera, scavando passaggi tra le frane, addentrandosi tra gli incroci da cui si diramavano le diverse gallerie, ispezionando cunicoli che nei giorni successivi avrebbero continuato a restituire solo morti».
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