Mare inquinato: assolti sindaco, vice e dirigente

Gli sversamenti in acqua e il divieto di balneazione “sparito” a luglio del 2015 Alessandrini, Del Vecchio e Vespasiano erano accusati di omissione di atti d’ufficio
PESCARA. Con l’assoluzione con formula piena del sindaco di Pescara, Marco Alessandrini e dell’ex vice sindaco, Enzo Del Vecchio, si chiude anche una lunga polemica politica che tenne banco nell’estate del 2015, e si protrasse per lungo tempo, legata alla famosa ordinanza fantasma (che poi fantasma non era) di divieto di balneazione di un tratto del litorale pescarese per inquinamento.
I due imputati avevano scelto di essere giudicati con il rito abbreviato davanti al giudice per l’udienza preliminare Gianluca Sarandrea, per rispondere del reato di omissione di atti d’ufficio proprio per quella ordinanza che non venne mai resa nota ufficialmente: stessa accusa che pesava sulla testa del dirigente comunale Tommaso Vespasiano per il quale, ieri, il giudice ha disposto il proscioglimento, logica conseguenza dell’assoluzione «perché il fatto non sussiste» disposta per i due esponenti politici.
Un procedimento penale che venne da subito ridimensionato quando il pm Anna Rita Mantini decise di archiviare l’accusa più pesante di falso a carico del primo cittadino e naturalmente anche degli altri due coindagati. E anche durante la requisitoria, conclusa dal pm Anna Rita Mantini con una richiesta di condanna a sei mesi ciascuno per Alessandrini e Del Vecchio, la pubblica accusa aveva comunque ammorbidito la posizione del sindaco, sostenendo che «Alessandrini venne investito della questione soltanto dopo e fece quel provvedimento relativo ai dati dell’Arta del 29 luglio 2015, soltanto il 3 agosto, quando erano già arrivati i nuovi dati Arta che rendevano di nuovo balneabile quel tratto di mare».
Dal canto suo il sindaco Alessandrini, nel corso dell’interrogatorio cui decise di sottoporsi in fase istruttoria, disse che aveva agito in quel modo anche per «stroncare le polemiche politiche e rassicurare il fruitore del turismo locale», oltre che per «sedare una volta per tutte la polemica sterile che non aveva alcun addentellato su problemi reali», come appunto la tutela della salute pubblica. Per comprendere ancor meglio la vicenda occorre fare un passo indietro e ricostruire quello che accadde nell’estate del 2015, quando un tratto dell’asse attrezzato, all’altezza di via Raiale, frana e danneggia la condotta fognaria. È il 6 aprile 2015 e l’Aca sostituisce il tubo rotto con uno vecchio più piccolo. Il 28 luglio quella vecchia condotta, che aveva sostituito quella danneggiata, si rompe e finiscono nel fiume Pescara, e quindi in mare, circa 30 mila metri cubi di liquami. I lavori per ripararla vanno avanti per 14 ore e nel frattempo l’Arta versa in mare sostanze chimiche allo scopo di neutralizzare gli effetti dello sversamento di liquami e di contenere così il danno.
Il primo agosto le analisi dell’Arta segnalano colibatteri sopra i limiti nel mare, all’altezza di via Balilla, e il sindaco fa predisporre l’ordinanza di divieto di balneazione, ma non la rende nota. Questo perché il fax dell’Arta che arriva in Comune non viene prontamente visto per un disguido e quindi l’ordinanza viene formalizzata soltanto il 3 agosto, quando però erano giunte altre analisi dall’Arta che decretavano la balneabilità di quel tratto di litorale. E dunque il pericolo era scampato.
Ma il 4 agosto scoppia la polemica politica e l’opposizione presenta due esposti in procura. Scatta l’acquisizione di documenti da parte degli inquirenti con l’avvio dell'inchiesta.
Una vicenda che si chiude oggi, a distanza di oltre tre anni, con un’assoluzione piena per gli amministratori, che scrive la parola fine su questa lunga querelle politico-giudiziaria. Enzo Del Vecchio: «Non ho avuto mai dubbi né sull’operato dell’amministrazione, né sull’esito del processo per il quale ho chiesto il rito abbreviato avendo piena fiducia nella magistratura. Nel percorso di un amministratore pubblico, anche se si fa bene il proprio dovere, incidenti di percorso del genere possono accadere. Una vicenda che forse ha ingenerato nell’opinione pubblica sentimenti e giudizi negativi sull’immagine della nostra città, sicuramente immeritati, e questo è l’aspetto che più mi dispiace. Una vicenda che comunque non mi ha tolto serenità perché ho cercato di agire sempre per il bene della città, e adesso mi sento più forte per proseguire il mio lavoro».
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