«Mare-Monti, una lista delle tangenti»
Al processo sulla strada fantasma a Penne la rivelazione di un investigatore: la corruzione mascherata dalle consulenze
PESCARA. Una lista di presunte tangenti trovata nell’ufficio di Carlo Strassil, l’ingegnere di Roma con il compito di progettare la Mare-Monti a Penne e cioè una strada a scorrimento veloce per accorciare le distanze tra l’area vestina e la costa adriatica. Una strada rimasta sulla carta e finita al centro di un processo a ostacoli. Che, in oltre 7 anni di indagini e udienze preliminari, ha partorito solo una certezza: la dichiarazione di prescrizione per 11 imputati, a partire dal governatore Pd Luciano D’Alfonso e dagli imprenditori Carlo, Alfonso e Paolo Toto. D’Alfonso e i Toto hanno fatto ricorso contro la prescrizione: vogliono l’assoluzione.
Con la prescrizione per gli imputati, sono rimasti in piedi i presunti illeciti amministrativi contestati a tre società che si ritrovano ancora 4 milioni di euro sotto sequestro. Nell’udienza di ieri, l’assistente capo dei carabinieri forestali Michele Brunozzi ha parlato della lista che conterrebbe una presunta contabilità parallela dell’appalto: soldi, dice l’accusa, pagati dai Toto a propri consulenti di fiducia per stilare atti pubblici che poi sarebbero stati “passati” ai pubblici ufficiali che li avrebbero spacciati per propri.
Brunozzi ha parlato anche del prezzario e dei ribassi d’asta: «L’adeguamento del prezziario, dal 1999 al 2006, è stato deciso in una riunione a Roma il 28 marzo 2007, come testualmente riportato dal protocollo 59 del commissario straordinario. L’incremento del prezziario è stato chiesto dalla Toto».
Al centro dell’accusa, sostenuta dal pm Gennaro Varone, l’appalto per la realizzazione della strada statale 81 nell’area Vestina, la cosiddetta Mare-Monti, che in realtà non ha mai visto la luce: un’opera da 22 milioni di euro cominciata nel 2008 e bloccata appena 4 mesi dopo per l’invasione delle ruspe nell’area protetta della riserva naturale del lago di Penne. Un appalto che, a giudizio dell’accusa, sarebbe stato vinto dai Toto con un’offerta «anomala e anti-economica», con le cifre che sarebbero state poi ritoccate al rialzo tramite perizie di variante. «Durante una perquisizione effettuata presso il domicilio del commissario straordinario Valeria Olivieri», ha detto Brunozzi, «è stato sequestrato un atto, su carta intestata Toto Spa, con un appunto manoscritto denominato “offerta prezzi”, che rappresenta le quantità delle materie prime, ricavi e costi, con il prezziario, dove alla fine del foglio viene annotata la determinazione dell’incremento medio da applicare del 61%». Sotto la lente dell’accusa anche la riduzione dei ribassi rispetto a quanto originariamente stabilito.
Nel corso dell’udienza, al quale era presente Strassil, sono state respinte le eccezioni presentate dal legale di quest’ultimo, che aveva invocato una sentenza di proscioglimento. Il giudice Rossana Villani ha aggiornato l’udienza al prossimo 21 novembre, quando sarà ascoltata circa la metà dei 30 testimoni citati dall’accusa.

