Mario Romoli, il sogno dell’assoluto

A Teramo una mostra antologica delle opere del pittore fiorentino che fu amico di Picasso
TERAMO. Al maestro fiorentino Mario Romoli, uomo rinascimentale vissuto nel Novecento, è dedicata la mostra antologica in corso a Teramo, negli spazi dell'Arca - Laboratorio per le arti contemporanee, dal titolo “Mario Romoli. Il sogno dell'assoluto”. L'omaggio all'artista, scienziato, poeta e scrittore (morto a settant'anni nel 1978) è promosso dall'università San Raffaele di Roma in collaborazione con il Comune aprutino, con la curatela di Paola Di Felice, già direttrice del Polo museale teramano.
Sono una cinquantina le opere di Mario Romoli - tra olii, tempere, gouaches - esposte nella galleria civica di largo San Matteo fino a domenica 31 luglio (martedì-sabato, orario 10-13 e 17-20). L’allestimento è di Loriano Valentini. All'affollata inaugurazione dell'antologica, giovedì scorso, hanno partecipato anche il figlio dell'artista, l'architetto Marco Romoli («Provo una gratitudine immensa per l'accoglienza avuta in Abruzzo») e lo storico dell'arte Claudio Strinati, oltre alla principale allieva del maestro, Anna Lorena Vestri, che ha prestato alcune delle opere in mostra (tutte provenienti da collezioni private) e altri ospiti fiorentini.
La mostra è accompagnata da un pregevole volume-catalogo curato da Marco Romoli e pubblicato dalla casa editrice teramana Ricerche&Redazioni di Giacinto Damiani (pagine 348, 35 euro), che raccoglie anche gli eclettici testi di Mario Romoli accanto ai contributi critici di Strinati e Di Felice. Mario Romoli fu anche inventore: tra le sue intuizioni, i freni aerodinamici per aerei a reazione, un motore rotativo, un airbag per motociclette, e altre creazioni di cui regalò il brevetto al Cnr. Artista dai molteplici interessi, perfettamente inserito nel suo tempo, fu amico di Picasso, Marino Marini, Lorenzo Viani. Arte e scienza non erano mondi separati per Mario Romoli, come dimostra l'opera guida della mostra teramana, l'olio del 1972 "L'uomo del futuro". Artista e scienziato si confrontano anche in altre opere, come l'olio "Lotta uomo macchina" (1969) o la gouache "Duello con goniometro" (1969), lavori che si affiancano a nudini, nature morte, paesaggi, Arlecchini, ritratti e autoritratti, in un eclettismo che attraversa i generi pittorici e dialoga con i contemporanei Savinio e Rosai. «Le sue immagini sono aspre, demoniache, distorte», ha detto Strinati nel corso del vernissage. «Sono espressione di uno strano primitivismo, ma allo stesso tempo vogliono esprimere un'istanza misericordiosa». (afu)
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