Marsilio dice grazie a Salvini e alla Lega

Ma il leader del Carroccio gela gli alleati: il modello Abruzzo (ribattezzato patto dell’arrosticino) non governerà in Italia
PESCARA. Marco Marsilio aspettava questo momento dall’inizio della campagna elettorale. Quando gli tocca dare la parola al leader della Lega lui esclama: «Grazie Salvini», riconoscendolo come l’azionista di maggioranza della coalizione di centrodestra in Abruzzo. Matteo Salvini però gela gli alleati che gli sono seduti accanto, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi. Il modello Abruzzo, che ormai chiamano “il patto dell’arrosticino”, «Non è traslabile». Cioè, dalle 23 di domenica sera, l’alleanza abruzzese Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia, non potrà ambire a sostituire, di punto in bianco, il governo gialloverde.
CON I 5 STELLE. Salvini si tiene stretti i 5 Stelle: «Resterò ministro dell’Interno per i prossimi 5 anni», sottolinea. Ma qui, nella sala consiliare del Comune di Pescara, gremita di giornalisti, fotografi e cameramen giunti anche da fuori Italia, la parola d’ordine della coalizione è un’altra: «Parliamo solo di Abruzzo». Rispondiamo, cioè, alle «accuse e alle provocazioni» lanciate dalla stessa sala, poche ore prima, dal candidato dei civici e popolari Giovanni Legnini.
L’OMBRA DI LEGNINI. «Oggi si parla solo di Abruzzo», ribadisce Salvini, ma non è lui ad aprire le danze davanti a una platea in cui, in prima fila, spiccano Gaetano Quagliariello, Antonio Martino, Nazario Pagano, Giuseppe Bellachioma, Luigi D'Eramo, Francesco Maragno, Umberto Di Primio, Paola Pelino e, più tardi, anche Vittorio Sgarbi, e tanti altri candidati in lista soprattutto di Fratelli d’Italia. Ma la prima notizia è che Meloni ha 40 di febbre. È lei a dirlo. La seconda, ma solo per chi se n’è accorto, è che Berlusconi si concede 20 secondi di pennichella mentre parla Salvini. La terza la dice Marsilio: «Abbiamo già vinto la battaglia dei contenuti, gli avversari ci inseguono». E poi ringrazia sia l’Udc, come se nulla fosse accaduto fino a poco tempo fa – il che fa piacere ad Enrico Di Giuseppantonio tra i primi ad arrivare in sala –, sia il civismo di Gianluca Zelli. Ma a Legnini che, in mattinata, stigmatizzava l’ondata di vicepremier e ministri in Abruzzo, Marsilio risponde: «È la prova dell’impegno che hanno per l'Abruzzo». In onore di chi gli è seduto a sinistra, cioè Berlusconi, fa anche un paragone tra la ricostruzione del dopo terremoto 2009 e la situazione attuale degli sfollati per il sisma 2016/ 1017, senza rendersi conto che accanto c’è anche una delle due anime del governo in carica. Ma un passaggio del genere ci sta, considerando che gli alleati di governo qui, in Abruzzo, sono avversari ai ferri corti.
AL GOVERNO, AL GOVERNO. In modo finissimo, Quagliariello, invitato al tavolo, dice che il centrodestra: «Si riprenderà il Mezzogiorno d'Italia partendo dall’Abruzzo». E invoca che questo modello diventi il nuovo governo d’Italia. Lo dice anche Meloni che esordisce rispondendo, anche lei, a Legnini e dando una stoccata al governo regionale uscente quando definisce l'Abruzzo una regione rimasta in serie B. Ma la presidente di Fdi dice di essere orgogliosa di Marsilio e rifila un colpo basso a Di Maio, che «dovrebbe rivedere il decreto dignità». Ne assesta un secondo anche a Toninelli per i tempi da “fenomeno carsico” che impiegano i treni per andare da Pescara a Roma. L’ultima battuta è però per D'Alfonso «fuggito dall'Abruzzo» mentre Marsilio «è tornato nella sua terra da dove partirono i minatori morti a Marcinelle».
NON CI STA. È però a Salvini che Meloni rivolge la sua invocazione, sperando in un sì come risposta, quando afferma che «in Abruzzo il centrodestra sta gettando le basi di un nuovo governo per l’Italia». Ma Salvini non raccoglie.
Parla di Rigopiano e dei 10 milioni stanziati per i parenti delle vittime; dribbla la domanda sulla Francia che ha ritirato l’ambasciatore dall’Italia («È una domanda che dovete indirizzare al ministro dell'Interno...»); dice anche di aver perso 2 kg in questa campagna elettorale, e promette di «tornare, tornare, tornare in Abruzzo» per «mangiare arrosticini». Ma di governo del centrodestra in Italia proprio non vuol sentir dire, anche se lo afferma chiaramente solo a conferenza per Marsilio finita: «Resterò fedele al contratto di governo siglato con i 5 Stelle».
UN’ALTRA LINGUA. Nel centrodestra per ora non parlano la stessa lingua. Così si torna a parlare d’Abruzzo, o quasi. Berlusconi infatti interviene per dire che «L’impero cinese minaccia l’Europa» ma poi annuncia a Marsilio di voler tornare «almeno una volta al mese per sedermi accanto a Marco». Anche questa però è una risposta a Legnini. E subito dopo, fa le coccole al candidato del centrodestra che definisce «una persona veramente eccezionale». Ed elogia le bellezze dell’Abruzzo «ignorate dalla sinistra».
PER CHI CI CREDE. C'è anche il tempo di sentire Vittorio Sgarbi che parla di rispetto dell’arte e cita Bominaco, uno dei posti più affascinanti d’Abruzzo. Ma chissà quanti dei tre seduti al tavolo conoscono gli affreschi della chiesa di San Pellegrino. Avranno tutto il tempo per andarli a vedere visto che hanno promesso tornare in Abruzzo dopo il 10 febbraio. Per buona pace di Legnini che comunque non ci crede.

