Marsilio, i cinque nodi che vanno sciolti

Dal Borsacchio, la Pescara-Roma e i Dea di 2° livello, alle infrastrutture per Stellantis e i fondi a pioggia da regolamentare
PESCARA. C’è ancora un margine per salvare i mille ettari del Borsacchio? E Chieti e Teramo avranno le stesse chance di Pescara e L’Aquila per ambire agli ospedali Dea di 2° livello? I cantieri del treno veloce Pescara-Roma apriranno in primavera? E Stellantis vedrà realizzate le infrastrutture viarie e ferroviarie indispensabili per il polo dell’automotive in Val di Sangro? Infine: i fondi regionali, in particolare quelli riservati alla cultura, verranno ancora parcellizzati e distribuiti a pioggia? Cinque domande, cinque priorità, cinque nodi da sciogliere per il presidente rieletto, Marco Marsilio.
Da qui si rimette in movimento il governo regionale di centrodestra dopo la vittoria alle urne preceduta da polemiche e accuse incrociate su questi cinque temi. Partiamo dal Borsacchio, la riserva di Roseto ridotta da 1.100 ettari a 24. In questo caso Marsilio ha le idee chiare: «Una politica basata solo sui vincoli e divieti procura solo danni per quei luoghi». Quindi, come dice Giorgia Meloni nella sua seconda biografia firmata da Alessandro Sallusti: «La natura va vissuta da chi ci abita». In altre parole: sul Borsacchio, Marsilio non farà retromarcia.
Il nodo della Pescara-Roma, invece, non va sciolto dal governatore rieletto perché, dopo aver incassato il via libera del Cipess ai 720 milioni rimessi in gioco, dovrà attendere l’iter burocratico che separa il dire dal fare. Solo quando la somma sarà realmente erogata verranno affidati gli appalti e aperti i cantieri dei primi due lotti, Interporto, Manoppello, Scafa, che sarebbero dovuti partire il 1° febbraio. Ma la vera sfida per Marsilio è un’altra ed ha le dimensioni di un macigno: riuscirà il centrodestra, nei cinque anni di governo che ha davanti, ad avere la certezza degli 8/9 miliardi che servono per completare l’opera?
Al governatore, in questo caso, non resta che giocarsi ancora una volta la carta Meloni. Così come farà per il rebus degli ospedali Dea di 2° livello, che pone la Regione di fronte a una scelta molto impopolare.
Stando alle carte, cioè alla pagina 17 del piano di riordino della rete ospedaliera, L’Aquila e Pescara appaiono favorite rispetto a Teramo e Chieti. Ma nei tre anni di tempo concessi alla Regione per prendere la decisione che scatenerà una guerra tra campanili, Marsilio farà da apripista per modificare le regole che impongono di premiare due capoluoghi a discapito degli altri due. Come è già accaduto nel caso della direttiva Bolkenstein, l’Abruzzo si ritroverà in prima linea per chiedere al governo di cancellare il decreto Lorenzin, che quelle regole le ha imposte nove anni fa. Sull’automotive, invece, il presidente rieletto ha già incassato, alla vigilia del 10 marzo, il grazie e l’endorsement di Carlos Tavares, amministratore delegato di Stellantis, che appare rassicurato dalle scelte delle Regione sulle infrastrutture a servizio della multinazionale, alle quali è destinata una ricca fetta dell’accordo sui fondi Sviluppo e Coesione firmato il 7 febbraio all’Aquila da Meloni e Marsilio. Più difficile è immaginare che il governo Marsilio bis, o meglio i partiti che esprime sia in Consiglio sia nell’esecutivo si scrollino di dosso la secolare pratica della distribuzione di fondi a pioggia, come accade per la cultura. Le campagne elettorali campano di questo. Ma in Abruzzo c’è una legge voluta dallo stesso governo che prevede tre commissioni per un’equa distribuzione.
Il testo unico della cultura, il primo nella storia della Regione, è in vigore dal 23 ottobre scorso, ma finora è inapplicato e lo rimarrà ancora. Il banco di prova ci sarà nel 2026, con i grandi eventi per celebrare l’Aquila capitale della cultura.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

