Mascherine, Marsilio e i sindaci: sarà difficile controllare ovunque

18 Agosto 2020

Ma l’ordinanza di Speranza che le impone dalle 18 alle 6 finisce per dividere i primi cittadini abruzzesi Tra i super favorevoli c’è D’Alberto di Teramo, tra i nettamente contrari c’è Di Primio di Chieti

L’obbligo di mascherino all’aperto dalle 18 alle 6 del mattino spacca i sindaci abruzzesi: una parte approva, l’altra no. Ma il primo a dire la sua è il presidente della Regione, Marco Marsilio, che ha posto una domanda precisa al ministro della Salute, Roberto Speranza, senza avere risposta.
«Gli ho chiesto delucidazioni su quali siano le piazze e i luoghi all'aperto dove bisogna indossare la mascherina», dice al Centro Marsilio, «ma non ho ottenuto risposta in merito. Credo che sindaci e prefetture dovrebbero avere indicazioni specifiche per capire bene come muoversi e controllare».
E i sindaci cosa ne pensano? PESCARA - CARLO MASCI. È perplesso sulla nuova ordinanza perché «va a colpire tutti quei locali che fanno intrattenimento e operano in quell'orario specifico quando poi gli assembramenti ci sono a tutte le ore. Mi sembra una limitazione che non viaggia di pari passo con altre azioni del governo come per esempio quella di spalmare gli extracomunitari positivi su tutto il territorio invece di tenerli chiusi in un'unica zona protetta. Oggi siamo nella fase in cui buonsenso e responsabilità dei singoli dovrebbero prevalere, ma in quest'ultimo mese le persone purtroppo si sono lasciate andare. Per quanto ci riguarda abbiamo fatto e continueremo a fare i controlli mirati per evitare che ci possano essere situazioni di contagi. È auspicabile una forte presa di coscienza da chi rientra dalle vacanze».
L'AQUILA - PIERLUIGI BIONDI. Il Comune dell’Aquila aveva già emanato un provvedimento pressoché identico a giugno. «La mia ordinanza prevedeva l’obbligo di mascherina a partire dalle 19», dice Biondi, «mentre quella del ministero della Salute dalle 18: ne prendiamo atto e procederemo ad applicarla ma la questione di fondo è che il governo, nella gestione dell’emergenza pandemia, arriva in ritardo rispetto agli enti locali. Il capoluogo d’Abruzzo, grazie al senso di responsabilità e rispetto delle regole dei cittadini, è stato per due mesi e mezzo Covid-free: i primi casi di positività sono stati registrati per l’incapacità di controllare le frontiere e per l’irresponsabilità di aver inviato migranti positivi nei centri d’accoglienza».
CHIETI - UMBERTO DI PRIMIO. Critico su quanto stabilito dal governo anche il primo cittadino di Chieti. «È una grandissima stupidaggine perché il virus è attivo anche dalle 6 alle 18», commenta, «ci vuole tanta attenzione e tanto controllo, bisogna monitorare i locali dove abbiamo capito che si abbassa il livello del rispetto delle regole. Continueremo a vigilare su tutto tramite gli agenti della Polizia locale anche se ritengo che o esiste il problema sanitario e si fanno regole logiche, o non esiste e stanno tenendo sotto terrore un intero territorio».
TERAMO - D'ALBERTO. Per Gianguido D'Alberto, presidente Anci Abruzzo, l'obbligo delle mascherine dalle 18 alle 6 ha un obiettivo chiaro «incidere su quelle particolari attività che in queste settimane sono state fuori controllo e sui fruitori che hanno avuto scarsa consapevolezza di quello che sta accadendo. È sufficiente una misura del genere? Probabilmente no, però darà un segnale importante che speriamo venga recepito anche dai giovanissimi e ci riporti a un senso di responsabilità che si è attenuato negli ultimi mesi. L'invito forte che facciamo alle nostre comunità è quello del rispetto delle regole anche perché l'obiettivo che ci dobbiamo porre è quello di evitare che ci possa essere un incremento dei contagi che ci impedisca di riaprire le scuole a settembre».
PINETO - ROBERT VERROCCHIO. A Pineto il sindaco Verrocchio ha messo in piedi una rete di sicurezza che tutela residenti e villeggianti. «Siamo stati abbastanza rigidi in città sia sugli eventi sia sul mercato e nelle spiagge», sottolinea, «non abbiamo grosse realtà di movida sul territorio però ci rendiamo conto che la fascia attualmente con più difficoltà a rispettare le norme è quella giovanile. Proprio a loro mi voglio appellare chiarendo che se ognuno di noi fa il proprio compito si possono anche evitare queste misure ma se c'è disattenzione poi ci si arriva per forza. Questa nuova restrizione si è resa necessaria perché si è mostrata troppa inconsapevolezza. Noi vigileremo con la polizia locale e i volontari».
ROCCARASO - DI DONATO. Francesco Di Donato ribadisce che «sia i residenti sia gli ospiti hanno mostrato un alto senso di responsabilità. C'è un'affluenza enorme, ma molto rispettosa delle disposizioni. Visto l'aumento dei contagi è chiaro che una normativa del genere si è resa necessaria, noi siamo abituati a rispettare quanto deciso dal governo e ci adegueremo anche questa volta. Aumenteremo i controlli della polizia locale anche con il supporto delle forze dell'ordine».
FOSSACESIA - DI GIUSEPPANTONIO. Pronto a potenziare i controlli anche Enrico Di Giuseppantonio che già nelle scorse settimane aveva messo in piedi una task force consegnando, insieme agli altri amministratori, 400 mascherine ai giovani.
«Il provvedimento preso dal governo e confermato dalla Regione ci spinge a potenziare la sensibilizzazione dei cittadini e i controlli», spiega, «Fossacesia è stata sempre molto attenta al monitoraggio del territorio, è chiaro che a volte sfugge qualcosa perché non si può mettere un agente per ogni cittadino. Siamo pronti a fare ancora di più nell'interesse della collettività e in sinergia con le forze dell'ordine nella tutela della salute dei cittadini».
FRANCAVILLA - LUCIANI. L’ordinanza di Speranza, secondo, Antonio Luciani, è una finta imposizione.
«Bisogna invitare le persone a usare buon senso», afferma, «questa è una finta imposizione perché non è controllabile se residenti e turisti indossino dalle 18 alle 6 del mattino la mascherina. Ma spero che serva comunque a far capire alle persone che il virus sta ripartendo e bisogna usare la massima cautela. Dobbiamo stare tutti più attenti».
MONTESILVANO - DE MARTINIS. Ottavio De Martinis è d'accordo che «si adottino delle misure perché sia nel territorio nazionale sia nel nostro ci sono situazioni non favorevoli e aumenti di casi. Non sono contrario alle misure, ma non si può fare di tutta l'erba un fascio. Sicuramente il governo doveva pensare prima a un provvedimento del genere impedendo a delle attività di riaprire e supportandole con dei sostegni mirati. Noi proseguiremo con i controlli anche se abbiamo constatato per ora buon senso da parte di cittadini e turisti».
VASTO - FRANCESCO MENNA. Secondo il primo cittadino di Vasto Francesco Menna, la nuova norma è «una misura necessaria visto che sono in salita i numeri dei contagiati e quindi serve un’ulteriore regola per far capire ai cittadini che bisogna stare molto in guardia. Sul nostro territorio i controlli saranno coordinati con le forze dell'ordine e le polizia locale e invito tutti a usare massima cautela».
CITTA SANT'ANGELO - MATTEO PERAZZETTI. Infine per il sindaco di Città Sant'Angelo invece il provvedimento è sui generis. Perché? «Se durante la fase critica dell'emergenza», chiarisce, «si diceva che il distanziamento sociale poteva essere più che sufficiente ora che la situazione è meno grave questa imposizione e sicuramente contraddittoria».
©RIPRODUZIONE RISERVATA