Masci: «Ingiusto colpire le imprese»

26 Ottobre 2020

Anche il sindaco si schiera contro le norme del premier: così non ferma i contagi

PESCARA. Non c’è solo l’assessore Alfredo Cremonese che si è schierato contro l’ultimo decreto del governo varato sabato per limitare il diffondersi del Covid. Ieri anche il sindaco Carlo Masci (nella foto a fianco) ha espresso critiche nei confronti del provvedimento. «Il decreto va ad incidere in maniera pesante sulle attività produttive e su alcuni settori specifici», ha affermato Masci, «la chiusura delle palestre, ad esempio, mi sembra inutile visto che i gestori hanno affrontato delle spese per garantire il distanziamento. Alcuni provvedimenti sono incomprensibili. Io mi sarei concentrato di più sugli autobus, dove mi sembra che non ci sia la possibilità di mantenere i distanziamenti. Queste cose sono state trascurate, rispetto ad altre che invece sono state penalizzate».
«Mi sembra incomprensibile anche questa chiusura dei locali alle 6 del pomeriggio», ha fatto presente il sindaco, «credo che si potesse distinguere tra bar, ristoranti e pub. C’erano situazioni diverse che dovevano essere trattate in maniera diversa. Invece le attività sono state trattate tutte in maniera identica, ciò va a danneggiare delle categorie e non so quanto incida effettivamente sulla diminuzione del contagio». «Noi abbiamo sempre detto in questi mesi quali sono le regole da rispettare», ha ricordato Masci, «ossia il distanziamento, le mascherine, la pulizia e l’osservanza dei rapporti personali».
«Quella dell’assessore Cremonese di rimettere la delega al commercio nelle mani del premier è ovviamente un’azione dimostrativa», ha precisato, «una sorta di provocazione per fare in modo che il governo possa riflettere su alcune norme che avranno incidenza sulla società, sull’economia, sul territorio. Le conseguenze saranno drammatiche per una città come Pescara che vive di socializzazione, di rapporti e di servizi. Se questi ultimi verranno azzerati, la città ne soffrirà. Io sono preoccupato, la mia valutazione è molto critica». «Quello che non convince», ha concluso, «è la contraddizione che c’è rispetto ad alcuni provvedimenti: non si capisce il motivo per cui alcune situazioni vengano azzerate, anche se possono essere controllate. Mentre per altre non c’è la stessa attenzione. Per questo, la gente non capisce e monta la protesta».(a.ben.)
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