Masci promette sicurezza e mare blu
Convention del candidato del centrodestra: «Il mio futuro è qui, da sindaco della Nuova Pescara»
PESCARA. «Sogno il mio futuro a Pescara, sarò il sindaco della Grande Pescara. Pescara tornerà a sorridere e avrà la bandiera blu per il mare pulito».
Pescara, Pescara, Pescara: mille volte, Carlo Masci, candidato sindaco sostenuto da Forza Italia, Lega, Udc e Fratelli d’Italia e le liste civiche Amare Pescara e Pescara Futura, pronuncia il nome della città in cui è nato e cresciuto. E ogni citazione è «un tuffo nelle mie emozioni».
Davanti al “sindaco che ama Pescara”, come recita lo slogan della sua campagna elettorale, ieri mattina nella sala semibuia del teatro Circus col sottofondo di un pezzo a palla di Eros Ramazzotti (Vita ce n’è, ripartiremo insieme..), una folla di un migliaio di persone, tra sostenitori, simpatizzanti e l’esercito di 192 candidati che lo hanno accerchiato, abbracciato, dolcemente braccato. In prima fila, l’ex deputato Raffaele Delfino, classe 1931, che fa il baciamano alle signore. Accanto a lui la truppa del “generale”, come Masci si è autodefinito, Luigi Albore Mascia, Nazario Pagano, Guerino Testa, Ricardo Chiavaroli, Berardino Fiorilli, Lorenzo Sospiri, Marcello Antonelli e tantissimi altri.
Il riscatto di Masci, dopo «quelle ferite che non mi hanno ucciso, ma fortificato» in riferimento anche ai tentativi precedenti per conquistare la poltrona di primo cittadino, è stato salire, alle 11.45, su quel palco imponente calpestato negli anni da tanti famosi artisti, dove campeggiava il cuore rosso di “I love Pescara”, per raccontare la Pescara della sua infanzia. Quella Pescara che è stata «il pianto di me bambino quando andavo alle suore ma desideravo andare in spiaggia, la spiaggia dell’indimenticato Nicola Rabuffo (scatta l’applauso in memoria del balneatore dell’Orsa Maggiore scomparso tre anni fa), il ricordo di papà che tornava dal Venezuela per stare con me, le partite dei Los Petos scalzos». E poi, con lo scorrere degli anni «del concerto di Sting e di Lucio Dalla che mi disse: non ho mai suonato a 10 metri dal mare».
Riflette, e fa scorrere lacrime, sulla città modello di accoglienza, Masci: «Qui si nasce per caso, ci si viene per caso ma poi si rimane per sempre».
Perché Pescara, per Carlo Masci, è «passato, presente e futuro». A cominciare dalla lotta al «mare inquinato, al porto insabbiato, ai negozi chiusi e al commercio sofferente, alle luci spente lungo le strade, al fiume da vergogna» e via elencando i disastri, a suo parere, di una «amministrazione assente». Pescara, città «triste e affannata, col freno a mano tirato» per l’avvocato 61enne esperto di politiche comunali, provinciali e regionali, deve tornare ad essere città «veloce come Acerbo e puntare al mare che è turismo, lavoro, commercio». E promette «la bandiera blu» per acque pulite, servizi e balneazione. Promette anche che sarà un sindaco «che gira la città e starò tra la gente». Lavorerà alla formazione di una Grande Pescara che dovrà diventare un grande fratello «una città esperimento dell’intelligenza artificiale, con telecamere collegate tra loro che non devono servire a fare le multe (applauso scrosciante), ma a dare sicurezza ai cittadini». Insomma, una «capitale dell’Adriatico» con 200mila abitanti da dove i «giovani non devono partire, ma trovare qui la loro opportunità di vita e carriera»; una città attenta ai «bisogni del sociale e del mondo del volontariato, ad “attrazione” integrale con una piazza e un parco in più in ogni quartiere». Agli avversari politici manda a dire che non sarà nemico, anzi «ascolterò le loro buone idee».
Una convention “american style” curata in ogni dettaglio, compresi i versi di D’Annunzio e Flaiano recitati dall’attore Giampiero Mancini. E la curiosità della presentatrice dell’evento Francesca Priore, scesa tra il pubblico a chiedere ai presenti l’importanza di votare Masci. Hanno risposto la commerciante Marina Dolci, il balneatore Mattia Trusgnach, giovani e signore elegantissime. In platea, lo storico Marco Patricelli, Michele Russo, Riccardo Padovano.

