Massacese e Rafik, due versioni a confronto

10 Novembre 2015

PESCARA. «Mi sono trattenuto fin verso le 15,30 quindi, come concordato con mio fratello (che mi aveva detto che il commercialista avrebbe aperto alle 16) mi sono avviato a piedi sul ponte vecchio...

PESCARA. «Mi sono trattenuto fin verso le 15,30 quindi, come concordato con mio fratello (che mi aveva detto che il commercialista avrebbe aperto alle 16) mi sono avviato a piedi sul ponte vecchio del Risorgimento (ero al molo sud) per andare dal commercialista. Mentre camminavo ho incontrato uno dei marinai tunisini che era stato imbarcato con me (lo conosco con il nome italiano Raffaele) e abbiamo preso l’autobus insieme. Raffaele si è fermato alla stazione, io ho proseguito verso viale Bovio, per andare dal commercialista».

È quello che dichiara Emilio Massacese quando, indagato, viene interrogato dal pm il 29 aprile del 2013 contraddicendo quanto dichiarato spontaneamente qualche tempo prima proprio da Raffaele, ossia il tunisino Amri Rafik, anche lui indagato: «Il giorno in cui è stato ucciso Bucco che io conoscevo bene sono rimasto per tutta la durata del pomeriggio al bar del mercato ittico. Verso le 16 circa insieme a Emilio Massacese mi sono recato alla stazione di Pescara; mentre io sono rimasto in attesa presso il bar terminal Emilio si è recato a effettuare un pagamento di una bolletta per conto del fratello Vittorio. Al ritorno di Emilio entrambi ci siamo imbarcati sull’autobus numero 2 e ci siamo recati a Francavilla dove io ho raggiunto la mia abitazione ed Emilio la sua».