Mattarella canta l’inno e applaude i marescialli

L’emozione di fronte a un quadro: «Che bello il vostro Gran Sasso»
L’AQUILA. Braccia tese al grido di “Lo giuro” squarciano il silenzio. In questa stessa piazza d’armi della scuola della Guardia Finanza di Coppito – che proprio dal terremoto cambiò nome in “6 Aprile 2009” – altre braccia pietose sollevarono le bare delle vittime del sisma nello straziante funerale collettivo del Venerdì santo di 14 anni fa. A tenere a battesimo un reggimento schierato di 1.175 allievi della Scuola ispettori e sovrintendenti (istituto di formazione che celebra il suo centenario, oltre al trentennale della presenza all’Aquila della struttura) arriva la massima carica dello Stato. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, di rientro a Roma dall’Emilia Romagna, fa tappa (per la settima volta) nel capoluogo d’Abruzzo e presenzia al giuramento: 50 minuti in tutto, prima di ripartire per Roma.
nessun discorso
In un clima di grande emozione per gli allievi marescialli del 94° corso “Dodecanneso II” – nome che rievoca le vicende del colonialismo italiano del primo Novecento: le isole greche dell’Egeo occupate per un trentennio – e dei loro familiari assiepati con gli ombrelli dietro le transenne, Mattarella non pronuncerà alcun discorso ufficiale. Preferendo far parlare i gesti. Un video diffuso dal Quirinale lo mostra mentre saluta il cardinale arcivescovo Giuseppe Petrocchi e i ministri Matteo Piantedosi (Interno) e Gennaro Sangiuliano (Cultura). Poi il capo dello Stato fa gli auguri agli allievi firmando il registro d’onore, poco prima di emozionarsi di fronte a un quadro realizzato dagli stessi finanzieri. «Ecco la grande basilica (Collemaggio, ndr) ed ecco il Gran Sasso: sono i vostri simboli. Molto bello», queste le parole rivolte al suo cicerone, il comandante della Scuola, generale Cristiano Zaccagnini. Poi la parata ha inizio. Sotto una pioggerellina dispettosa (che svanirà poco dopo) si schierano i due battaglioni, che Mattarella passa in rassegna stando in piedi sul veicolo scoperto. Quindi entra la bandiera della Scuola, che viene decorata di medaglia d’oro dal capo dello Stato «per le attività benemerite nel campo della scuola, della cultura e dell'arte». Una precedente medaglia d'oro al valore civile era già stata attribuita da Mattarella per le attività svolte dalla scuola durante l’emergenza sisma. C’è chi arriva e chi parte. Il comandante generale della Finanza Giuseppe Zafarana, nuovo presidente dell’Eni, assiste al suo ultimo giuramento con la divisa. Nel congedarsi parla agli allievi, indicando il capo dello Stato, di «spirito di servizio», «senso del dovere», «amor di patria». Poi narra del legame tra L’Aquila e la Finanza «forgiato nelle sofferenze» e divenuto «comunione spirituale». Viene intonata la preghiera del finanziere e nei tre rintocchi di campana è racchiusa la memoria di chi non c’è più.
chi c’era
Oltre al presidente della giunta regionale Marco Marsilio, al vicepresidente del consiglio regionale Domenico Pettinari, al presidente della Provincia Angelo Caruso, al sindaco Pierluigi Biondi, in tribuna, tra gli altri, il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri, il viceministro dell'Economia Maurizio Leo, il sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi. Che non si sottrae a una riflessione sulla ricostruzione. «Spero, prima di morire, di vedere L’Aquila di nuovo in piedi. Devo venire a vedere il Maxxi», afferma, a margine della cerimonia, il critico d’arte. «Ho comunque visto che i lavori sono andati avanti, ma la Cattedrale è ancora indietro: posso dire che il primo dovere di un governo sarebbe rimettere in piedi le zone terremotate. Amatrice è ancora completamente a terra e voi avete avuto una spinta in avanti che comunque va guardata con rispetto e attenzione. Ho molto sofferto all’idea che queste persone abbandonate e questi luoghi distrutti siano ancora così, e L’Aquila per qualche tempo lo è stata. Ma è una città bellissima e quando il terremoto sarà dimenticato tornerà a essere viva. Il vulnus del terremoto la fa guardare come una persona che ha avuto un problema, invece è una città così alta e importante che non dovrebbe essere legata al sentimento di pietà che si prova per i luoghi colpiti. Verrò entro l’estate e vedrò se posso accelerare qualcosa».
«A TESTA ALTA»
La testimonianza del tenente colonnello Gianfranco Paglia (già deputato di Futuro e libertà per l’Italia), medaglia d'oro al valor militare ricevuta dopo essere rimasto gravemente ferito nel 1993 a Mogadiscio, fa vibrare le corde di chi indossa la divisa. Paglia, dalla sua sedia a rotelle, parla al cuore dei mille che ha di fronte. «Che sia in carrozzina, che sia sulle vostre gambe non fa differenza: camminate sempre a testa alta». Galvanizzati dalle parole dell’ex parà della Folgore i marescialli urlano a squarciagola l’Inno di Mameli. Anche il presidente Mattarella si unisce al coro. Prima di salutare con la mano.
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