Mattarella: «Crescita comune e unità»

7 Luglio 2019

L’abbraccio della Marsica per celebrare i 750 anni della Battaglia dei Campi Palentini che segnò le sorti d’Europa

AVEZZANO. Lo storico aquilano Raffaele Colapietra evoca l’Imperium di Marino da Caramanico e Luca da Penne, giuristi abruzzesi, e le sue parole sono come pennellate sulla tela della storia. Parla della Battaglia dei Campi Palentini e sembra di sentire il clangore delle spade alle pendici del monte Velino che oggi come 750 anni fa è muto osservatore delle sorti di un popolo. L’altro storico, Giuseppe Grossi, racconta del grande lago Fucino, dei bellicosi Marsi paragonati agli spartani degli Italici, degli Equi. Narra dei tratturi aragonesi, della nascita dei borghi rinascimentali come Tagliacozzo e Celano, del prosciugamento del lago e del passaggio dalla barca all’aratro, dei conflitti sociali, di Silone e del terremoto del 13 gennaio 1915. Il presidente Sergio Mattarella appare rapito dalla storia. Al suo fianco l’ambasciatore di Francia, Christian Masset, e tutt’intorno, nella sala del teatro di Avezzano, i sindaci della Marsica e i rappresentanti delle istituzioni d’Abruzzo. Arrivati in questa giornata memorabile per commemorare insieme alla più alta carica dello Stato i 750 anni della Battaglia dei Piani Palentini che il 23 agosto 1268 sancì la sconfitta degli Svevi e la fine del sogno di un’Italia e di un’Europa unite. Battaglia che per secoli ha indirizzato la storia e a cui l’evocazione dantesca conferì una volta per sempre il nome di Tagliacozzo.
Una memorabile giornata carica di significato, come appunto sottolineato da Mattarella al termine del cerimoniale. Ad Avezzano il presidente ha parlato dell’importanza delle aree interne dell’Italia e da Avezzano è partito l’ennesimo messaggio all’integrazione europea.
«Abbiamo seguito un percorso di letteratura, musica, storia», le parole di Mattarella, «ho accettato volentieri l’invito di Gianni Letta perché sapevo che avrei incontrato la ricchezza di questo territorio e la fierezza della gente che da sempre lo abita e lo vive. Il primo aspetto che vorrei riprendere è l’importanza dell’intero territorio del nostro Paese, particolarmente le sue aree interne: il nostro è un Paese ricco di comunità, di storie particolari, di rapporti culturali e artistici straordinari. Questo significa, per le nostre istituzioni, difendere questa articolazione e quindi avere presente costantemente l’importanza della tutela delle zone interne, di quello che rappresentano non soltanto nella storia ma nel presente e nel futuro. E c’è un altro aspetto che anch’esso mi ha colpito: in un filmato c’era la dedica a Tagliacozzo di una via a Carlo d’Angiò e di un’altra a Corradino. Nella visione storica, il Comune ha recuperato complessivamente la storia in maniera unificante, superando la contrapposizione tra angioini e imperiali, con questo desiderio di unità che è quello che emerge anche dai passi della Divina Commedia e dalla collocazione in quel canto particolare. Questa è una sollecitazione che emerge, che è costante nel nostro Paese e che il nostro Paese avverte in tutti i suoi cittadini, l’esigenza appunto di unità di un percorso comune di crescita, insieme in questa grande avventura che è l’integrazione europea. Questo è il messaggio che esce da questa giornata, qui, perché è il messaggio che sottolinea l’importanza delle zone interne e della crescita comune del nostro Paese che è l’Italia».
Una giornata iniziata a Tagliacozzo e proseguita a Scurcola, prima della tappa finale di Avezzano. Qui, al Teatro dei Marsi, Mattarella è stato accolto dall’emozionante esibizione di Ilaria Di Nino che ha cantato l’Inno di Mameli, prima degli interventi istituzionali. Di concordia ha parlato anche Gianni Letta, l’avezzanese ex sottosegretario del Consiglio dei ministri sotto il governo Berlusconi, che su invito del sindaco di Tagliacozzo, Vincenzo Giovagnorio, ha reso possibile l’evento. Un accenno all’importanza delle aree interne l’ha fatto il presidente della Provincia dell’Aquila, Angelo Caruso, mentre il governatore della Regione, Marco Marsilio, ha evidenziato che «la rievocazione storica offre la possibilità di alzare lo sguardo al futuro».
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