Mattarella ricorda la “strage dimenticata”

18 Dicembre 2023

A Fiumicino 50 anni dopo cerimonia con i familiari delle sei vittime italiane: quattro erano abruzzesi

ROMA. «Per la prima volta siamo qui, abbiamo conosciuto tutti i parenti delle vittime di quella strage. Siamo andati a vedere la targa apposta sul luogo dell'attentato». A parlare al terminal 3 dell'aeroporto Leonardo da Vinci di Fiumicino è Anna Narciso di Tortoreto, figlia di Raffaele, una delle 32 vittime dell'attentato terroristico palestinese del 17 dicembre del 1973 nel quale persero la vita anche la famiglia De Angelis di Carsoli (Giuliano, la moglie Emma e la figlia Monica) e altri due italiani tra cui il finanziere Antonio Zara, falciato dai terroristi a cui cercò di opporsi. Una strage a lungo dimenticata, su cui lo Stato ha fatto calare una pesante cappa di silenzio rotta ieri, nel cinquantesimo anniversario, da una dichiarazione del presidente Sergio Mattarella, che l’ha ricordata condannando il terrorismo che «offende i valori dell’umanità, a partire dal diritto alla vita, lede l’incolumità individuale e collettiva, viola i diritti umani, minaccia la pace e la sicurezza universale».
Anna Narciso indossa un fratino bianco con i nomi e le foto dei sei italiani vittime di quell'attentato. «Qualcosa si sta muovendo. Abbiamo saputo della dichiarazione del presidente della Repubblica Mattarella che ci rassicura che, forse, il silenzio di cinquant'anni stia per finire. Non vogliamo trovare un colpevole, non sono stati trovati cinquant'anni fa e non li troveranno mai, ma riteniamo che le vittime non vanno mai dimenticate. La memoria collettiva di queste cose è importante».
Grazie al podcast “Una mattina a Fiumicino”, realizzato dalla giornalista Michela Chimenti, i familiari delle vittime si sono potuti ritrovare nella cerimonia commemorativa di ieri, che ha visto l’apposizione di una targa con i nomi di tutte le vittime.