Mattucci e Dolce patteggiano I pm: 2 anni di reclusione a testa

Svolta nel procedimento giudiziario per l’ex presidente e l’ex coordinatrice della coop La Rondine Le richieste sono state presentate dopo aver ricevuto il via libera sulla quantificazione della pena
PESCARA. Due anni di reclusione a testa per Domenico Mattucci e Luigia Dolce: questa la pena (che dovrà essere sospesa) concordata da due dei protagonisti dello scandalo Asl relativo all'appalto truccato da 11 milioni di euro per le residenze psichiatriche extra ospedaliere, che si aggiudicò la coop La Rondine, presieduta da Mattucci e dove coordinatrice era appunto la Dolce.
Ieri in procura i legali dei due, Marco Spagnuolo, Augusto La Morgia e Matteo Cavallucci, hanno depositato ai pm Anna Benigni e Luca Sciarretta, le richieste di patteggiamento formalizzate dopo aver ricevuto il via libera dalla stessa procura sulla quantificazione della pena. Adesso i magistrati, dopo aver stralciato le due posizioni, spediranno le istanze al gip che provvederà a fissare l'udienza per definire il patteggiamento, mentre per gli altri indagati, primo fra tutti il direttore generale della Asl Vincenzo Ciamponi (che figura indagato insieme ai due componenti della commissione di gara), si andrà alla regolare conclusione delle indagini, seguendo l'iter normale. Un fascicolo che dunque si sdoppia dopo la scelta, peraltro già annunciata da tempo, di definire prima della conclusione delle indagini le posizioni di Mattucci e Dolce. D'altronde dopo l'ampia e dettagliata confessione resa anche durante l'incidente probatorio voluto dalla procura, ai due non restava altro che patteggiare la pena. I rispettivi legali sono partiti da una pena massima di 6 anni e 3 mesi per poi arrivare, con la concessione delle attenuanti, alla pena finale di due anni. Punto centrale, sottolineato dalle difese, è senza dubbio la piena e totale collaborazione fornita dai due alla procura e quindi alle indagini condotte dalla guardia di finanza, con riguardo anche alla posizione di Ciamponi, sulla quale le versioni dei due sono state sempre concordi.
I legali avrebbero anche evidenziato la posizione di soggezione sia di Mattucci, sia di Dolce, nei confronti dell'altro indagato eccellente, lo psichiatra Sabatino Trotta, dirigente Asl, che purtroppo si tolse la vita lo stesso giorno dell'arresto in carcere, impiccandosi. E questo in ragione del ruolo di vertice che Trotta ricopriva in Asl, in particolare nell'effettuazione della gara di appalto finita nel mirino della magistratura. Secondo la difesa di Mattucci, in sostanza, il presidente della coop sarebbe stato pressato da Trotta perché erogasse somme di denaro allo stesso psichiatra che dovevano servire probabilmente anche come contributi politici. Diversa, e più marginale, secondo la difesa, la posizione di Dolce che fece soltanto da intermediaria nella consegna dei soldi a Trotta, dopo che quest'ultimo aveva concluso gli accordi con Mattucci. Per Dolce, diciamo così, Trotta impersonava l'uomo di potere: quello che aveva i contatti stretti con i vertici Asl e con la politica, cui era costretta ad avere a che fare quotidianamente nello svolgimento delle sue mansioni di coordinatrice. Non solo, ma come dipendente di Mattucci, era quella che subiva una sorta di duplice influenza. Ma al di là delle considerazioni fatte dai rispettivi legali sulle figure e sul ruolo di Mattucci e Dolce, per la procura si tratta di un traguardo di tutto rispetto: il riconoscimento di responsabilità da parte dei due (che finirono come Trotta in carcere) e soprattutto la validità dell'inchiesta. Il passaggio dei soldi dalla coop a Trotta è stato sempre ammesso da Mattucci e Dolce, così come anche le presunte dazioni a Ciamponi per l'acquisto dell'auto al figlio che gli è costata una ipotesi di reato di corruzione.

