Mattucci, tutto bloccato a 5 anni dall’arresto

2 Aprile 2020

Da stabilire la procura che deve procedere contro l’imprenditore accusato di aver evaso 100 milioni

PESCARA. A distanza di 5 anni da una serie di arresti che fecero saltare l'impero dell'imprenditore di Montesilvano, Mauro Mattucci, ancora non è chiaro quale dovrà essere il tribunale competente a giudicare lui e i suoi presunti complici. Sono diverse infatti le inchieste aperte a suo carico dalla procura di Pescara e da quella di Chieti, con accuse pesantissime in quanto a Mattucci viene contestato di aver messo in piedi una "holding criminale" che si occupava di «acquisire società in crisi di liquidità, svuotarle dei beni, intestarle a prestanome e poi farle fallire, dopo aver trasferito la sede legale» all'estero. Poi tutto confluì a Chieti nonostante che i suoi legali, gli avvocati Alessandro Perrucci e Giuseppe Pantaleone, avessero fin dall'inizio sostenuto, carte alla mano, che la competenza, almeno per quei reati relativi alle violazioni delle norme tributarie (si parla di un’evasione all'erario di circa 100 milioni di euro), non potevano che essere di competenza di Pescara. Ma il collegio pescarese, nel 2018, trasferì a Chieti anche la misura di prevenzione patrimoniale disciplinata dalla legge antimafia. Sta di fatto che dei due principali procedimenti per associazione per delinquere, quello finalizzato alla bancarotta del Tortuga, il noto locale della riviera di Montesilvano che per decenni è stato il ritrovo della movida di tutta la zona e non solo, al momento resta a Chieti, mentre l'altra associazione, quella per i reati tributari, è stata rispedita a Pescara dal gup di Chieti per incompetenza territoriale. L'ultimo atto ufficiale, quello della Corte d'appello penale dell'Aquila, è del 24 marzo scorso e non lascia dubbi sulla competenza, che si porta dietro anche l'annullamento di tutti i sequestri di beni del Mattucci e degli altri coimputati: sequestro che comunque resta ancora in piedi perché è ancora in vita il sequestro preventivo disposto dal tribunale di Chieti relativo al procedimento rimesso dinanzi al gup di Pescara. Ricordiamo che il ciclone che si abbattè sull'impero di Mattucci fece scattare sequestri molto importanti per 16 milioni di euro: finirono sotto sequestro anche 17 immobili, 18 partecipazioni societarie, 14 complessi aziendali tra Abruzzo, Marche e Charleroi in Belgio e 17 conti correnti. Su questa complessa e intricata vicenda giudiziaria sono stati presentati molti ricorsi e controricorsi, anche in Cassazione, ma al momento la strada sembra ancora incerta. I giudici della Corte d'appello dell'Aquila, nell'ultimo provvedimento sulla competenza territoriale di Pescara non lasciano però dubbi. «Tenuto conto del fatto che, all'epoca di presentazione della proposta di applicazione della misura di prevenzione della confisca», scrivono i giudici aquilani, «il Mattucci dimorava nel Comune di Montesilvano, ricadente nel circondario del tribunale di Pescara, che presso detto ufficio già pendevano due procedimenti penali a carico del medesimo per reati alquanto gravi; che le società del Mattucci avevano quasi tutte la sede legale nel circondario del tribunale di Pescara e che le condotte di maggior spessore e rilevanza contestate al medesimo, idonee a manifestarne la pericolosità sociale, sono certamente quelle di cui al procedimento rimesso dal gup di Chieti alla procura di Pescara, dove in origine il procedimento era stato incardinato, avuto riguardo al numero di condotte illecite contestate, oltre 200, al numero di imputati, oltre 40, al profitto che si assume conseguito in danno dell'erario, stimato in circa 100 milioni di euro, e al genere di reati contestati, associativi e tributari, oltre a un'ipotesi di estorsione aggravata, la competenza a esaminare la proposta di applicazione della confisca nei riguardi di Mattucci deve essere riconosciuta al tribunale di Pescara». Quindi la Corte annulla i sequestri. Ma la storia non è finita perché davanti al gup di Pescara Nicola Colantonio, si è riproposto ancora una volta il problema della competenza territoriale e quindi il giudice ha spedito tutto in Cassazione che non ancora si esprime. (m.cir.)