Maturità, la prova scritta divide I presidi: ritorno alla normalità

Per i dirigenti scolastici, aggiungere all’orale anche l’elaborato darà ulteriore importanza al momento «Gli studenti non se l’aspettavano, ma sarà un momento di crescita per imparare a superare l’ansia»
PESCARA. I banchi saranno sicuramente distanziati. Non tanto per il contagio, ma per evitare scopiazzamenti vari. Agli esami di Stato del 2022 tornano le prove scritte. Dopo che negli ultimi due anni, per via della pandemia, la maturità ha visto i ragazzi misurarsi esclusivamente in una prova orale, il 22 giugno gli studenti sosterranno la prima prova scritta di italiano, predisposta su base nazionale. Il giorno successivo si andrà avanti con la seconda prova scritta, diversa per ciascun indirizzo, che avrà per oggetto una sola disciplina. Per consentire una maggiore aderenza a quanto svolto dalla classe, sarà predisposta dalle singole commissioni d'esame, composte da sei professori interni e un presidente esterno. Infine il colloquio orale.
La decisione presa dal ministero, se ha scatenato polemiche e petizioni di genitori e alunni, ha trovato invece l’accordo pressoché unanime da parte dei dirigenti scolastici che parlano di ritorno alla normalità. «Penso che sia la logica conseguenza della didattica in presenza di questo anno», dichiara il dirigente del liceo scientifico Galileo Galilei, Carlo Cappello. «Certamente anche nei due anni passati con la prova orale siamo riusciti ad approfondire diversi aspetti del percorso di quinta, e da un punto di vista emotivo era rassicurante per i ragazzi. Ma la doppia prova mi fa pensare a un lento ritorno alla normalità. L'ultimo mese sarà mirato all’esecuzione della prova scritta».
«Sono contenta che si possa tornare a una pseudo normalità», ribadisce la dirigente del Misticoni Bellisario, Raffaella Cocco. «Seppure solo con la prova orale, negli anni scorsi siamo riusciti a condurre degli esami con grande serietà, ma il ritorno delle prove scritte dà ulteriore significato a questa tappa formativa. L’esame di Stato è un momento importante nella vita scolastica di un ragazzo, ma lo è ancora di più ciò che si fa durante il quinquennio e dunque la valutazione finale deve tenere conto di tutto il percorso di uno studente». Stessa linea di pensiero per la dirigente scolastica del liceo Marconi, Giovanna Ferrante. «Finalmente uno spiraglio di normalità. Ritengo che sia giusto che i ragazzi siano valutati su ambedue le prove. Questa modalità di esame dà agli studenti la possibilità di esprimersi in maniera più ampia. La programmazione didattica educativa del secondo quadrimestre dovrà attendere a questo obiettivo finale. È anche chiaro che il consiglio di classe terrà conto di quanto vissuto finora e di tutto il percorso scolastico di ciascun ragazzo». «La cosa positiva è che la seconda prova verrà gestita dalla commissione interna, e quindi sarà tarata sull’effettivo programma portato a termine dai ragazzi. Purtroppo gli studenti sono in subbuglio perché non se l’aspettavano, ma mi sento di tranquillizzarli perché sapranno affrontarla al meglio», evidenzia Antonella Sanvitale, preside del classico e reggente allo scientifico Leonardo Da Vinci.
«Concordo sul ritorno alle prove scritte e a un esame più impegnativo», commenta la preside dell'istituto alberghiero, Alessandra Di Pietro. «È importante che i ragazzi studino seriamente fino alla fine e si preparino. E un modo è il recupero degli scritti. Devono sentire l’importanza della prova, superare i timori e affrontare quella sana ansia che troveranno nella vita. È positiva la ricerca di una "normalizzazione", ma bisogna tenere presente che gli studenti che affronteranno la maturità quest'anno sono quelli che hanno più sofferto la pandemia». Qualche perplessità, per la preside, sta nella seconda prova «basata su una sola disciplina di indirizzo e stabilita dalle singole commissioni, perché si perde l’interdisciplinarietà che ha un valore importante nella valutazione delle competenze dei ragazzi».

